Martedì, 27 Luglio 2021
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Duecento sindaci catalani a Bruxelles per Puigdemont. Lui: "Da Madrid brutale offensiva giudiziaria"

Nella capitale del Belgio una manifestazione per l'ex presidente destituito che scrive sul Guardian: “Rischiamo le stesse pene dei terroristi, è un oltraggio”

Proteste a Barcellona dopo l'arresto di 8 membri dell'ex governo catalano / EPA/QUIQUE GARCIA

In sostegno al presidente destituito Carles Puigdemont arrivano domani a Bruxelles duecento sindaci della Catalogna per portare "il loro sostegno al governo catalano e denunciare l'attuale situazione politica e giudiziaria in Catalogna davanti alle istituzioni europee". I primi cittadini si riuniranno prima davanti al palazzo della Commissione europea alle 13 e poi alle 17 terranno una conferenza al Bozar, il "palazzo delle belle arti" di Bruxelles. L'iniziativa arriva a due giorni dalla decisione del giudice belga di accordare la libertà condizionata all'ex presidente catalano Carles Puigdemont e a quattro dei suoi ministri, Antoni Comin, Clara Ponsati, Lluis Puig e Maria Serret, che si sono rifugiati con lui in Belgio. L'ex presidente della Catalogna si era consegnato spontaneamente alla polizia di Bruxelles che lo aveva prima arrestato ma poi rilasciato immediatamente dietro cauzione intimandogli di non lasciare il Belgio in attesa della prima udienza davanti alla Camera di consiglio del tribunale di primo grado belga, udienza che è prevista per venerdì 17 novembre e che dovrà decidere sull'esecuzione del mandato d'arresto europeo.

In un intervento sul Guardian Puigdemont ha parlato di "una brutale offensiva giudiziaria" contro i membri del suo governo rimosso e ha affermato di avere il timore di non ricevere un processo equo nei tribunali spagnoli. L'ex presidente parla di "colossale oltraggio" nei confronti suoi e dei vertici della Generalitat che sono stati indagati di sedizione e ribellione, in relazione al loro ruolo nella dichiarazione unilaterale d'indipendenza dello scorso mese. "Oggi i leader di questo progetto democratico sono accusati di ribellione e affrontano la più severa pena possibile secondo il codice penale spagnolo, la stessa per i casi di terrorismo e omicidio: 30 anni di carcere". Anche nei loro confronti il leader indipendentista afferma di dubitare che lui possano ottenere una "udienza equa e indipendente" in Spagna, chiedendo "controllo dall'esterno". Lo Stato spagnolo, ha chiesto, “deve onorare ciò che è stato detto molte volte negli anni del terrorismo: si metta fine alla violenza e si potrà parlare di tutto. Noi, sostenitori dell'indipendenza catalana, non abbiamo mai scelto la violenza, al contrario. Ma ora scopriamo che era falso che tutto fosse aperto alla discussione".  

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