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Mercoledì, 19 Giugno 2024
La sentenza

L'italiano che ha sconfitto i governi europei: "Gli atti delle riunioni Ue siano pubblici"

La Corte di Lussemburgo ha accolto la richiesta di De Capitani di accedere ai documenti, finora segreti, del Consiglio: "Vittoria a metà, occorre piena trasparenza contro la corruzione"

Niente più segreto (o quasi) sui documenti discussi alle riunioni di ambasciatori, ministri e leader Ue: i testi dovranno essere accessibili al pubblico, ma solo su specifica richiesta. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia europea, che ha accolto il ricorso presentato da Emilio De Capitani, un ex funzionario del Parlamento europeo.

Fino al al 2011 a capo della segreteria della commissione Libertà civili del Parlamento europeo, De Capitani sta portando avanti da anni una personale battaglia per aumentare la trasparenza sulle decisione prese nelle chiuse stanze dell'Ue, soprattutto quelle del Consiglio degli Stati membri, lì dove avviene spesso l'ultimo miglio delle proposte legislative e dove i governi scoprono le loro carte. Carte che, per ragioni politiche interne, preferiscono spesso tenere nel cassetto. 

Nel 2018, De Capitani aveva già ottenuto dalla giustizia europea l'accesso agli atti dei triloghi, ossia i tavoli di negoziazione tra Parlamento, Commissione e Consiglio, nei quali prendono forma definitiva le leggi Ue. Adesso, l'ex funzionario italiano ha ricevuto il supporto della Corte per accedere ai documenti di un gruppo di lavoro del Consiglio relativo alla revisione della delicata direttiva sulla tassazione delle società. Il Consiglio si era opposto alla richiesta di De Capitani, sostenendo che la divulgazione di questi documenti avrebbe seriamente compromesso il suo processo decisionale, forse per il timore di innescare reazioni nell'opinione pubblica.

I giudici europei hanno però posto l'interesse generale dei cittadini davanti alle ragioni politiche degli Stati: i documenti delle riunioni di ambasciatori, ministri e leader Ue devono essere resi pubblici, ma solo su richiesta. "Ho vinto la battaglia, ma non la guerra", ha commentato De Capitani. C'è ancora molta strada da fare per rendere l'Ue più democratica, scrive Politico: "Attualmente, i lobbisti e i diplomatici stranieri hanno spesso accesso ai documenti segreti dell'Ue mentre il pubblico è tenuto all'oscuro, il che significa che i gruppi di interesse spesso hanno spesso maggiori possibilità, o più tempo, per influenzare le decisioni dell'Ue rispetto ai cittadini".

La sentenza della Corte non esclude il diritto del Consiglio di porre il veto sulla pubblicazione di alcuni documenti delicati, ma questa deroga dovrebbe essere ridotta il più possibile. Resta poi il nodo dei tempi: De Capitani ha spiegato che poiché non vi è alcun obbligo automatico di pubblicare documenti, il Consiglio può impiegare mesi per elaborare una richiesta di accesso agli atti, vanificando eventuali interventi dei cittadini prima dell'adozione di una legge. Il "modo migliore per combattere la corruzione è rendere completamente trasparente l'intero processo decisionale" dell'Unione europea, dice De Capitani. Un tema attualissimo, visto il recente scandalo del Qatargate.

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