Vaccini, i neo-genitori presi di mira dai no-vax: “Uno su due esposto a disinformazione”

Lo ha rivelato uno studio nel Regno Unito: “Anche quando le persone sanno che un messaggio non è vero, se questo viene ripetuto abbastanza volte, iniziano a crederci"

"Genitori, i vaccini uccidono tuo figlio, a qualsiasi età li somministrate. Ma non solo: se si verifica questa immane tragedia, i medici la considerano sindrome da morte improvvisa infantile”. Il messaggio, lanciato da un gruppo Facebook creato negli Stati Uniti, ha invaso negli scorsi mesi le bacheche social di neo-mamme e neo-papà di tutta Europa, in particolare del Regno Unito. Peccato che tanto il contenuto, quanto le immagini postate a corredo del testo, fossero palesemente false. 

E' questo uno dei tantissimi casi di disinformazione che circolano da tempo sul web, in particolare su Facebook, grazie anche a campagne di raccolta fondi sempre più capillari e di successo. Secondo uno studio della Royal Society for Public Health, la metà di tutti i genitori britannici con bambini piccoli sono stati esposti a messaggi come questo, accusati di disinformare sui vaccini aumentando i timori sugli effetti collaterali.

Va detto subito che a finanziare lo studio è stata un'azienda di vaccini. Ma è anche vero che le prove raccolte, stando a quanto verificato dall'autorevole quotidiano The Guardian, dimostrano come le campagne no-vax si basino su dati fuorvianti, se non su proprie e vere bufale. 

"Dobbiamo contrastare la disinformazione sanitaria online e tramite i social media", ha affermato Shirley Cramer, amministratore delegato della Royal Society for Public Health (RSPH), che ha pubblicato la relazione. Cosi' come è assodato che malattie come il morbillo hanno raggiunto livelli di diffusione in Europa che non si vedevano da 20 anni. 

Per l'Unione europea, la colpa è proprio di queste campagne social di disinformazione. Che riescono ad avere successo grazie ad annunci a pagamento difficili da far rimuovere, nonostante le conseguenze sociali che possono provocare. 

Secondo lo studio, solo un genitore su 10 ha dichiarato di credere a ciò che legge sui social media. Ma i ricercatori hanno “scoperto che anche quando le persone sanno che un messaggio non è vero, se questo viene ripetuto abbastanza volte, iniziano a crederci".

La ricerca, che includeva un'indagine su oltre 2.600 genitori e altri 2.000 adulti, ha rilevato una scarsa conoscenza dei vaccini. 

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