Riforma del Copyright Ue, ecco in cosa consiste la direttiva che non piace a Di Maio

Modificherà il modo in cui potremo condividere contenuti nei social media e in rete. Per alcuni è un bavaglio alla libertà di espressione, per altri uno strumento per combattere lo strapotere dei giganti del web

L'attacco del vicepremier Luigi Di Maio contro la riforma europea delle regole sul Copyright ha portato l'argomento all'attenzione dei media e dei cittadini italiani. Il vicepremier l'ha definita “un grave pericolo” che “potrebbe mettere il bavaglio alla rete” e ha minacciato di non recepirla nell'ordinamento italiano. In difesa dell'intervento comunitario sono scesi il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e la delegazione del Partito democratico a Strasburgo, che hanno affermato che è utile a combattere lo strapotere dei giganti della rete. Ma quali modifiche apporterà alle regole sul diritto d'autore il testo criticato dal leader del Movimento 5 Stelle? In particolare Di Maio ha puntato il dito contro due articoli della riforma approvata per ora nella commissione competente del Parlamento europeo: l'11 e il 13 che riguardano il primo la cosiddetta 'link tax', il secondo più in generale la condivisione in rete di contenuti soggetti a copyright.

La 'link tax'

L'articolo 11 stabilisce che le piattaforme come Facebook, Twitter o Google News, dovranno pagare una tassa quando condividono dei link o degli snippet, le anteprime con foto, titolo e sommario che vediamo solitamente nel wall dei social media. Il testo fissa un limite agli elementi di un articolo che gli aggregatori di notizie possono condividere senza dover pagare il diritto al titolare della licenza e richiede di garantire che un link contenente materiale protetto da copyright sia bloccato se la piattaforma non pagherà alcun costo ad esempio attraverso un abbonamento annuale a una determinata testata. L'idea alla base dell'intervento è quella di aiutare la aziende editoriali a guadagnare soldi che poi dovrebbero essere usati per pagare giornalisti e produttori di contenuti in generale. Secondo Di Maio alcune aziende potrebbero però decidere di non pagare la tariffa per non far diffondere alcuni contenuti e in questo modo la riforma darebbe “un diritto agli editori, i grandi editori di giornali, di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni”.

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Meme a rischio?

Più controverso l'articolo 13 che è stato criticato da più parti e non solo dal leader dei 5 Stelle. Questo articolo richiede che tutte le piattaforme come Google installino filtri che blocchino automaticamente la condivisione di ogni contenuto coperto da Copyright, un po' come accade già su YouTube. Il testo, che ha ricevuto il primo via libera in Aula, specifica però che il caricamento su enciclopedie online, se fatto con finalità non commerciali, come ad esempio su Wikipedia, o su piattaforme software open source, come GitHub, sarà automaticamente escluso dall'obbligo di rispettare le regole sul copyright. I critici di questo articolo temono comunque che possa bloccare la libertà di espressione in rete riducendo la capacità degli utenti di condividere contenuti. Addirittura i meme secondo alcuni potrebbero essere a rischio, in quanto si tratta di fotografie (che sono solitamente soggette a copyright) che vengono modificate con frasi divertenti. Un sistema di auto esclusione di contenuti soggetti a diritto d'autore potrebbe impedirne automaticamente la condivisione su un social network.

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