Venerdì, 18 Giugno 2021
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Diplomatico iraniano condannato in Ue a 20 anni per terrorismo

Accusato di aver pianificato un attentato, poi sventato, contro il gruppo di opposizione Mek, nel 2018, vicino Parigi. È la prima volta dalla rivoluzione del 1979, ma Teheran smentisce ogni coinvolgimento delle alte sfere nei fatti

Una manifestazione di oppositori del regime iraniano - foto archivio Ansa EPA/OLIVIER HOSLET

Un diplomatico iraniano è stato processato e condannato nell’Unione europea per aver pianificato un attentato terroristico. Questa mattina, il tribunale belga di Anversa ha condannato Assadollah Assadi a 20 anni di carcere con l’accusa di aver tentato un attacco, poi sventato, contro il gruppo di opposizione iraniano Mujahedeen-e-Khalq (Mek), a Villepinte, vicino Parigi, nel 2018. Che un funzionario iraniano venisse processato e condannato in Europa non era mai accaduto dal 1979, anno della rivoluzione contro il regime dello Scià Mohammad Reza Pahlavi che portò all'ascesa al potere dell’Ayatollah Ruhollah Khomeyni e all'instaurazione del regime islamico.

L'attentato

Gli eventi risalgono al 30 giugno 2018, quando gli agenti della polizia belga, informati dai servizi di intelligence su un possibile attacco contro l’incontro annuale del Mek, fermarono una coppia che viaggiava su una Mercedes. Nel bagagliaio, furono trovati 550 grammi di esplosivo Tatp e un detonatore. L'unità di smaltimento delle bombe belga spiegò che il dispositivo era di tipo professionale e che avrebbe potuto causare una considerevole deflagrazione e panico tra i circa 25 mila partecipanti al raduno del Mek dove, tra i tanti, c'era anche Rudy Giuliani, l'avvocato personale dell’ex presidente Usa, Donald Trump, nonché ex sindaco di New York, l’ex portavoce conservatore della Camera Usa, Newt Gingrich, e l'ex candidata colombiana alle presidenziali, Ingrid Betancourt. Assadi, all’epoca diplomatico iraniano di stanza a Vienna, venne arrestato il giorno dopo in Germania e trasferito da detenuto in Belgio.

Il processo

Nel processo dell’anno scorso, Assadi, che ora ha 49 anni, si è rifiutato di testimoniare e ha invocato lo status diplomatico. La Corte ha respinto la sua richiesta di immunità e i pubblici ministeri hanno chiesto la pena massima di 20 anni per tentato omicidio terroristico e partecipazione alle attività di un gruppo terroristico. Insieme ad Assadi, che ha contestato tutte le accuse contro di lui, sono state condannate anche altre tre persone. La coppia fermata nell’auto contenente l'esplosivo, Nasimeh Naami e Amir Saadouni, che hanno avuto rispettivamente 18 e 15 anni di prigione. E il poeta iraniano residente in Belgio Mehrdad Arefani che, complice di Assadi, avrebbe dovuto portare la coppia alla manifestazione: ha avuto 17 anni. "La sentenza mostra due cose”: la prima che “un diplomatico non ha l'immunità per atti criminali” e la seconda è “la responsabilità dello Stato iraniano in quella che avrebbe potuto essere una carneficina", ha detto ai giornalisti fuori dal tribunale di Anversa il pubblico ministero della procura belga, Georges-Henri Beauthier.

Accuse a Teheran

Durante il processo gli avvocati del Mek hanno affermato, ma senza fornire prove, che il diplomatico aveva organizzato l'attacco su ordini diretti delle più alte autorità iraniane. Affermazioni che la Repubblica Islamica ha subito rimandato ai mittenti, bollandole come “fabbricazione superficiale” e negando ogni tipo di coinvolgimento dei fatti. E Teheran ha colto la palla al balzo per ricordare come siano gli Stati europei ad ospitare il Mek, che l'Iran considera un'organizzazione terroristica e che è stato sulla lista del terrorismo degli Stati Uniti dal 1997 al 2012. La condanna di Assadi arriva in un momento delicato delle relazioni tra l’Iran e l’Occidente. Dopo i 4 anni di presidenza Trump che ha ritirato gli Usa dagli accordi sul nucleare iraniano e ha imposto sanzioni economiche a Teheran, ora la nuova amministrazione di Joe Biden sta prendendo in considerazione il ritorno di Washington ai patti sul nucleare del 2015, in un atteggiamento non più di totale chiusura verso la Repubblica islamica. 

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