Per la Difesa la Grecia spende più della Germania, Italia agli ultimi posti nella Nato

Sono solo tre in Europa a superare l'obiettivo del 2% del Pil a cui si sono impegnati i membri dell'Alleanza Atlantica entro il 2015. Oltre ad Atene ci sono il Regno Unito e l'Estonia

Foto Nato

C'è un campo dove alla Grecia non è stata imposta l'austerità a quanto pare, quello della Difesa. Mentre a Bruxelles sono riuniti i leader dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica per il Summit Nato la questione delle spese militari, sul cui aumento il presidente statunitense Donald Trump sta insistendo dall'inizio del suo mandato, è tornata sul tavolo. "A che serve la Nato se la Germania paga alla Russia miliardi di dollari per gas ed energia? Perché solo 5 Paesi su 29 hanno mantenuto le promesse? Gli Usa pagano per la protezione dell'Europa, poi perdono miliardi sul commercio. Devono spendere il 2% del Pil immediatamente, non entro il 2025", ha twittato il presidente Usa.

I dati mostrano che sono pochi i Paesi europei che hanno superato la soglia richiesta del 2% del Pil, e tra questi c'è proprio la Grecia che in proporzione risulta essere lo Stato che investe di più in questo settore: in tutta la Nato è seconda solo agli Usa. Atene guida la classifica Ue con il 2,36%, seguita da Regno Unito (2,12%), Estonia (2,08%) e Polonia che con l'1,99% è vicinissima al traguardo. Sono tutte percentuali lontane da quelle statunitensi, che arrivano addirittura al 3,57% del Prodotto interno lordo del Paese, ma comunque elevate. La Germania invece è lontana e si ferma all'1,24% piazzandosi al diciassettesimo posto nella classifica della spesa tra i 28 paesi dell'Alleanza. L'Italia spende ancora meno, l'1,12% del Pil, risultando il 21esimo Stato tra gli Alleati.

Ma Berlino insiste che questo obiettivo non può essere uguale per tutti perché la sua economia essendo più forte, richiederebbe investimenti in Difesa troppo ingenti. Come fa notare l'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), “il corto circuito insito nell’obiettivo del 2% sarebbe ben rappresentato proprio dal caso della Grecia: Atene rispetta il vincolo perché, in un contesto di crisi economica, il suo Pil è crollato più velocemente delle spese per la Difesa; inoltre, il Paese spende circa il 70% del budget in spese per il personale, il che solleva molti interrogativi circa l’efficienza dell’allocazione delle risorse”.

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