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Martedì, 7 Febbraio 2023
La polemica

"Di Maio ha a malapena i titoli per uno stage": gli ex M5s scrivono a Bruxelles

Tre eurodeputati, passati dai 5 stelle ai verdi, presentano una interrogazione contro la nomina dell'ex ministro degli Esteri a inviato speciale per il Golfo

Continua a far discutere la possibile nomina di Luigi Di Maio a inviato speciale dell'Unione europea per i Paesi del Golfo. Tre eurodeputati italiani dei Verdi, ma con un lungo trascorso nel Movimento 5 stelle quando ai vertici c'era ancora Di Maio, hanno scritto al Consiglio Ue chiedendo chiarimenti sui requisiti in base ai quali l'ex ministro degli Esteri è stato ritenuto idoneo all'incarico:  "Un diploma universitario e dai tre ai sei anni di esperienza professionale rilevante, sono requisiti che il Servizio europeo di azione esterna richiede ai propri funzionari. Com'è possibile che non soddisfi gli stessi requisiti un rappresentante speciale Ue?", si legge in una nota congiunta.

A promuovere l'iniziativa sono stati i parlamentari europei Piernicola Pedicini, Ignazio Corrao e Rosa D'Amato, che da un anno fanno parte del gruppo dei Verdi: nel dicembre 2021, insieme a Eleonora Evi, oggi a Montecitorio, i tre politici erano stati espulsi dal Movimento dopo essere entrati in rotta di collisione soprattutto con la linea seguita da Di Maio. Adesso, anche l'ex leader 5 stelle è andato via, ma evidentemente i dissapori non sono stati smaltiti. Nell'interrogazione rivolta al Consiglio degli Stati membri, che ha l'ultima parola sulla nomina, compaiono anche le firme di altri deputati degli stessi Verdi, ma anche di socialisti (di cui fa parte il Pd) e dei liberali.  "Perché - si legga ancora nella nota - una persona come Di Maio, che avrebbe a malapena i titoli per uno stage, dovrebbe rappresentarci in un'area strategica come quella del Golfo?". 

Secondo Pedicini, "non sono chiare le dinamiche che hanno portato a proporre un nome sprovvisto di credibilità, titolo di studio e competenze specifiche, ma è evidente che ci siano ragioni di bottega che risalgono all'esperienza Draghi. Un patto da Prima Repubblica, probabilmente il prezzo pagato per il tentativo, miseramente fallito, di affossare Conte e il M5s. Senza alcun requisito, l'ex capo grillino si potrebbe ritrovare a scalzare candidati che, a differenza sua, vantano lauree, titoli, competenze acquisite sul campo, conoscenza delle lingue straniere e anni di esperienze diplomatiche. Sarebbe l'esempio peggiore, l'ennesimo, che può dare il nostro Paese agli occhi del mondo intero, oltre che a quelli di tantissimi ragazzi che credono nella meritocrazia e, per questo, fanno sacrifici enormi per maturare una formazione adeguata con la speranza di avere successo nel mercato del lavoro", conclude l'ex 5 stelle.

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