"Non trasportiamo deputati delle zone rosse", autisti si ribellano al Parlamento europeo

Caos all'Eurocamera di Bruxelles. Proteste anche di funzionari e assistenti ai quali viene impedito di tornare nelle regioni coinvolte dal contagio

Gli autisti che lavorano per il Parlamento europeo di Bruxelles si sono rifiutati di andare a prendere gli eurodeputati provenienti dalle zone rosse coinvolte dall’epidemia di Covid-19. È quanto apprende Europa Today da fonti parlamentari, le quali confermano che anche alcuni europarlamentari sono rimasti bloccati agli scali di Zaventem (a Bruxelles) e Charleroi (nel sud del Belgio). La notizia avrebbe surriscaldato il clima nella riunione della Conferenza dei presidenti conclusa poco fa nella quale si è deciso di ridurre l’agenda dei deputati posticipando tutti i voti a data da destinarsi e mantenendo i soli dibattiti che verranno concentrati nella giornata di domani.

Eurodeputati liberi di passare per le zone rosse

Per molti tra gli assistenti parlamentari, secondo quanti si apprende, c’è l’impressione che il virus sia già in Parlamento, considerati i frequenti scambi, strette di mano e dibattiti tra politici provenienti da tutta Europa. Tale rischio appare fondato considerando che le restrizioni all’ingresso di tutti visitatori e dei funzionari che sono stati nelle zone rosse non si applicano agli eurodeputati, liberi di muoversi senza dover restare in quarantena.

L'iniziale spostamento della riunione 

La sessione plenaria di marzo del Parlamento europeo si sarebbe dovuta tenere, come tutte le riunioni plenarie dell’Aula, nella sede francese di Strasburgo. A far cambiare idea alla presidenza, decisa fino al pomeriggio di giovedì a mantenere la riunione nella sede prevista dai trattati, sono state le paure legate al contagio di coronavirus, che già negli ultimi giorni della settimana scorsa si era allargato a tanti altri Paesi europei. 

La causa di forza maggiore

Dopo un parere tecnico del servizio medico del Parlamento europeo, David Sassoli ha quindi mandato una nota nella quale si spiegava “che i rischi per la salute sono considerati significativamente più alti nel caso in cui la sessione plenaria del Parlamento si svolga a Strasburgo”. Da qui la decisione di tenere la riunione con tutti gli europarlamentari nella sede belga dell’Eurocamera, dove di solito si svolgono le sole sedute di commissione e le cosiddette miniplenarie, riunioni concentrate in massimo due giorni utilizzate per prendere decisioni straordinarie o per snellire l’agenda delle sessioni di Strasburgo. La plenaria deve tenersi in Francia, precisano i trattati, salvo “causa di forza maggiore”. Come il coronavirus.

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