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Sabato, 18 Maggio 2024
L'inchiesta

Molestie, frodi e mazzette: quasi un deputato su quattro ha problemi con la giustizia

Un'inchiesta giornalistica ha svelato gli scheletri nell'armadio dei membri del Parlamento europeo

Il Qatargate ha acceso i riflettori sui rischi di corruzione al Parlamento europeo. Ma lo scandalo non è l'unico che ha colpito i suoi attuali deputati: quasi un quarto di loro, infatti, avrebbe avuto guai con la giustizia, per motivi che vanno dalle molestie sessuali sul posto di lavoro alle frodi. È quanto denuncia un'inchiesta giornalistica internazionale, condotta dai media di 22 Paesi Ue.

Secondo quanto scoperto dal team di giornalisti, ben 163 degli attuali 705 eurodeputati (cioè circa il 23%) sono stati coinvolti in scandali e problemi giudiziari di vario genere nel corso della loro carriera, sia a livello nazionale che comunitario. Dalla corruzione al nepotismo, dalla frode all'appropriazione di risorse, dal conflitto di interessi all'abuso di ufficio, dalla manipolazione delle informazioni alle molestie sessuali, l'indagine del consorzio ha scoperchiato un vaso di Pandora di illeciti e comportamenti scorretti (anche se non tutti legalmente perseguibili) riconducibili ai membri dell'assemblea, per un totale di 253 violazioni. 

Ad esempio, i 45 casi di corruzione individuati includono 29 casi di favoritismi vari (come clientelismo e nepotismo) e 16 casi di tangenti vere e proprie, in cui sono naturalmente comprese anche le "mazzette" da 900mila euro rinvenute dalla polizia belga nell'indagine sul Qatargate, che ha coinvolto tre eurodeputati, tra cui l'ex vicepresidente del Parlamento, Eva Kaili. 

Ci sono poi 44 episodi di frodi e appropriazioni indebite, collegati in buona parte a falsificazioni di documenti e dichiarazioni per gonfiare rimborsi e indennità, sia a livello europeo che nazionale. Il Rassemblement national di Marine Le Pen avrebbe falsificato i suoi registri al parlamento francese, intascando impropriamente un totale di quasi 7 milioni di fondi pubblici. 

Stando ai dati di Follow the money, 108 eurodeputati hanno dovuto restituire un totale di oltre 2 milioni di euro per appropriazione indebita solo tra il 2019 e il 2022. Tra questi spicca il polacco Ryszard Czarnecki (membro del PiS, alleato di ferro di Giorgia Meloni), a cui l'Aula di Strasburgo ha chiesto indietro 100mila euro di rimborsi di viaggio: pare che aggiungesse arbitrariamente 340 km ad ogni spostamento, dichiarando peraltro di percorrerli a bordo di un'auto che risultava rottamata da anni. 

Tra le ragioni dietro alla frequenza di casi simili ci sarebbe secondo alcuni osservatori la bassa incidenza (intorno al 33%) di incriminazioni che danno seguito alle raccomandazioni dell'Olaf, l'agenzia antifrode dell'Ue, che pure indaga e segnala questi episodi. 

Quanto alle molestie, soprattutto sessuali, i media partner dell'inchiesta hanno portato alla luce 46 casi di presunti comportamenti indecenti sul luogo di lavoro che hanno coinvolto 37 eurodeputati. 

In tutto, 23 membri dell'Aula (il 3% del totale) sono stati condannati da un tribunale, con esiti variabili tra multe e pene detentive. A Ioannis Lagos del partito neonazista greco Alba Dorata, ad esempio, sono stati comminati 14 anni di reclusione, che sta scontando in una cella ellenica da cui continua a esercitare le sue funzioni, mentre la forzista italiana Lara Comi è stata condannata a quattro anni e due mesi di carcere: è accusata di corruzione, false fatturazioni e truffa ai danni dell'Europarlamento.

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