rotate-mobile
Lunedì, 16 Maggio 2022
Le richieste di Kiev / Ucraina

"Alla Nato chiediamo almeno una no-fly zone parziale per difendere le città ucraine più colpite"

Intervista alla deputata di Kiev Maria Mezentseva, eletta nel partito di Zelensky: "Non parliamo di conflitto, c'è una guerra in corso"

Le preoccupazioni della Nato sul rischio di scatenare un conflitto mondiale sono comprensibili, ma serve almeno una no-fly zone parziale “per difendere le città più colpite dai bombardamenti”, e il futuro dell’Ucraina deve essere nell’Unione europea nonostante la guerra, come è già avvenuto con Cipro. Lo chiede la deputata Maria Mezentseva, eletta a Kharkiv nel 2019 nelle fila del partito Servitore del popolo del presidente Volodymyr Zelensky, che Europa Today ha intervistato a margine dell’ultima sessione della Conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo.

Non chiamatelo “conflitto”

In Ucraina si combatte anche tramite l’informazione, contro la propaganda e le fake news del Cremlino. Ecco perché Mezentseva ha insistito sull’uso dei termini: “Prima di tutto, non è un conflitto. Per favore, chiamiamolo per quello che è: una guerra”. E anche se “qualcuno si è svegliato solo adesso”, in Ucraina la guerra c’è già da 8 anni e ha fatto 14mila morti. Secondo la deputata, “stiamo affrontando una catastrofe umanitaria che sta toccando ogni famiglia ucraina”. Una crisi peggiore di quella del 2014, quando Mosca ha armato i separatisti del Donbass. Dove, per lei, la Russia sta combattendo una guerra per procura: “In questi anni, abbiamo ripetuto a tutti che non è un conflitto interno all’Ucraina ma un’aggressione russa contro lo Stato sovrano ucraino”.

Divieto di sorvolo

Una delle richieste più urgenti di Kiev è l’interdizione del sorvolo (no-fly zone) nei cieli ucraini, per fermare i bombardamenti aerei che stanno colpendo indiscriminatamente anche gli obiettivi civili. Ma la Nato non ne vuole sapere, perché significherebbe dichiarare guerra a Mosca. “Comprendiamo le preoccupazioni dei Paesi Nato”, ha concesso Mezentseva, che ha però rilanciato la proposta di “una no-fly zone parziale almeno sulle aree che stanno subendo violenti bombardamenti”, come Mariupol, Melitopol, Kharkiv e Kiev. “Sono state bombardate persino le città occidentali, dove si è trasferita la maggior parte degli sfollati interni”, ha aggiunto. E poi ci sono i siti nucleari: “Abbiamo 15 centrali nucleari nel nostro Paese, una delle quali (Zaporizhzhia, ndr) è la più grande in Europa”. Insomma, il rischio per l’intero continente è reale. Kiev chiede inoltre un aumento delle forniture antiaeree: “Nei cieli siamo forti, ma possiamo essere più forti”, ha dichiarato la deputata.

Il nodo energetico

Il Paese aggredito chiede anche sanzioni più dure. “Ci aspettiamo sanzioni individuali ma anche un embargo generalizzato”, ha spiegato Mezentseva, “perché ogni euro speso per acquistare gas e petrolio russi viene usato per costruire carri armati”, trasformandosi di fatto in “pallottole sparate su ucraini innocenti”. Ecco perché l’energia è diventata un tema caldo anche alla Conferenza, dove i cittadini hanno chiesto di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili russe e di puntare su un’autonomia energetica incentrata sulle rinnovabili. Un punto su cui batte anche Mezentseva: l’Ucraina sa cosa vuol dire essere dipendenti dalla Russia (era il principale Paese di transito per il gas russo in Europa), ma la situazione è cambiata “e dobbiamo farci i conti”.

Kiev in Ue?

L’altra grande richiesta ucraina è una fast-track per l’adesione immediata all’Ue. “Sappiamo che una procedura rapida non è prevista dal diritto europeo, ma gli sviluppi sul campo sono estremamente brutali”, ha ricordato la parlamentare. Il presidente Volodymyr Zelensky ha fatto domanda per entrare nel club europeo, ma l’esito non è per nulla scontato, non solo per le riforme che ancora mancano ma soprattutto per la mancanza di controllo di Kiev sul territorio. Ma Mezentseva ricorda che anche Cipro è stata ammessa pur essendo una terra contestata, e che la Croazia è entrata in tempi record nel 2013.

Ad ogni modo, secondo la deputata “il sostegno per l’ingresso del nostro Paese in Ue non è mai stato così alto”: oltre l’85% degli ucraini vedrebbe con favore l’entrata del Paese nell’Unione, mentre a Bruxelles le prospettive europee di Kiev stanno ottenendo “il più alto grado di apprezzamento”. Ma la strada appare ancora in salita.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Alla Nato chiediamo almeno una no-fly zone parziale per difendere le città ucraine più colpite"

Today è in caricamento