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Deportare i migranti nell’Ue: il piano del Regno Unito osteggiato da governi europei e Onu

Per effetto della Brexit, Londra ha perso il diritto di consegnare i richiedenti asilo registrati in un altro Stato europeo alle autorità del primo Paese di arrivo. Una possibilità che Johnson vorrebbe recuperare, ma che - in assenza di accordi - potrebbe violare il diritto internazionale

A sei settimane dalla presentazione della riforma sull’immigrazione da parte del Governo britannico, nessun Paese Ue si è ancora dichiarato disponibile ad accogliere i richiedenti asilo che Londra vorrebbe trasferire “in Francia e altri Paesi dell’Ue”. Il piano del Regno Unito prevede anche la deportazione dei migranti irregolari verso lo Stato europeo di ultimo passaggio prima di raggiungere le coste britanniche. Una proposta non solo osteggiata dai 27 Stati membri, ma anche duramente criticata dalle Nazioni Unite. I rappresentanti dell’Onu hanno infatti avvertito Londra che l’applicazione di tale piano metterebbe a repentaglio la “credibilità globale” del Regno Unito.

Le critiche dell'Onu e il discorso della regina

Secondo la testata britannica The Guardian, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (nota con l’acronimo Unhcr) pubblicherà presto un dettagliato parere legale sulla proposta avanzata dalla ministra degli Interni, Priti Patel. Tale documento, a detta dei giornalisti inglesi, concluderà che “i suoi piani violano la legislazione internazionale e sono impraticabili”. Ciononostante, le proposte in tema di immigrazione del Governo di Londra saranno presenti nel discorso della regina di domani, nel quale la sovrana farà il punto sull'agenda legislativa dell’esecutivo per il prossimo anno.

L'avvertimento illegittimo

Le tensioni sul giro di vite sull’immigrazione proposto dal Governo guidato da Boris Johnson arrivano negli stessi giorni in cui centinaia di richiedenti asilo nel Regno Unito sono stati avvertiti in merito a un possibile trasferimento in altri Paesi europei. Tuttavia ci sono forti dubbi sulla legittimità di tali operazioni, dal momento che - per effetto della Brexit - Londra ha perso il potere di effettuare tali trasferimenti per porre freno ai cosiddetti movimenti secondari di migranti arrivati nell’Ue.

I poteri persi con la Brexit

Con l’abbandono da parte del Regno Unito del mercato unico europeo, Londra è implicitamente uscita anche dal regolamento di Dublino, che consente ai Governi Ue di trasferire i richiedenti asilo negli altri Stati membri dove erano stati precedentemente registrati. Operazioni di trasferimento che, ad esempio, vengono condotte dalle autorità di Francia e Austria nei confronti dei migranti registrati in Italia che passano il confine illegalmente. Un potere che Londra ha perso assieme all’abbandono dell’Unione europea, ma che ora vorrebbe recuperare. 

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