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Sabato, 20 Aprile 2024
Animali a rischio / Francia

Nelle acque francesi è strage di delfini: "Grave rischio di estinzione"

In crescita il numero di mammiferi marini trovati morti sulle spiagge del Paese, vittime dei pescherecci. Dopo la denuncia delle associazioni il Consiglio di Stato chiede lo stop alla pesca in diverse aree

Dall’inizio dell’inverno sono almeno 900 i delfini morti sulle coste occidentali della Francia. Una strage silenziosa che ha spinto addirittura il Consiglio di Stato ad esprimersi in materia con l’ingiunzione diretta al governo del Paese di vietare la pesca in diverse aree del Golfo di Biscaglia. Una sentenza d’impatto, che tuttavia non pare sarà pienamente accolta dall’esecutivo francese. Gli spiaggiamenti record dei mammiferi marini avevano attirato da tempo l’attenzione dell’Osservatorio nazionale Pelagis, il quale aveva lanciato l’allarme già all’inizio di quest’anno, quando i decessi avevano appena superato le 350 unità. La principale causa è l’intrappolamento accidentale di questi animali nelle reti da pesca e il loro ferimento da parte dei pescherecci, "una costante dagli anni ‘90". Ad esprimersi a più riprese sulla questione è stata la Ong Sea Shepherd France, per cui i numeri ufficiali delle morti non sarebbero che "la punta dell’iceberg" di una carneficina molto più estesa.

"La grande maggioranza dei delfini catturati o feriti annega in mare una volta liberata dalle reti, depositandosi sul fondale marino", aveva dichiarato il mese scorso Lamya Essemlali, presidente della Ong, questi corpi non rientrano nei conteggi delle varie associazioni. Secondo le stime di Sea Shephard France il reale tasso di mortalità di questi mammiferi marini potrebbe avvicinarsi agli 11mila esemplari su una popolazione totale non superiore ai 200mila membri.

Questi decessi, in continua crescita dal 2016, hanno spinto la Ong, coadiuvata da France nature environnement (Fne) e dall’Associazione di difesa degli ambienti acquatici, ad aprire un’azione legale nel corso del 2021, con lo scopo di interdire la pesca non selettiva in alcune aree prossime alle coste occidentali francesi. Un’operazione cui è seguita la messa in campo di Dolphin Bycatch, una missione Shepherd diretta a tracciare e pedinare i pescherecci nella zona, filmare le loro attività e sensibilizzare l’opinione pubblica, in modo da poter esercitare una pressione maggiore sul governo del Paese.

Le prove raccolte, insieme a diversi rapporti ufficiali, hanno portato lo scorso 20 marzo il consiglio di Stato a sentenziare il divieto di pesca in alcune aree del Golfo di Biscaglia per un periodo prolungato, al fine di favorire una ripopolazione della specie marina. Un provvedimento accolto con soddisfazione dalle associazioni, e con "stupore e incomprensione" da parte del Comitato nazionale per la pesca e l’allevamento marino (Cnpmen), il cui presidente, Olivier Le Nézet, ha richiesto con urgenza un incontro col segretario di Stato incaricato del mare, Hervé Berville. Come riportato da Le Monde, nonostante l’ingiunzione, nonché il giudizio e le raccomandazioni degli scienziati, la segreteria di Stato per il mare è riluttante all’attuazione della soluzione proposta dal consiglio.

"Abbiamo preso atto della sentenza", ha comunicato la segreteria in seguito al verdetto, "prenderemo in considerazione il rafforzamento delle misure già adottate", è stato precisato, con riferimento all’installazione di trasmettitori acustici capaci di allontanare gli animali in prossimità dei pescherecci, e di telecamere a bordo delle imbarcazioni per avvistarli più facilmente. Alle comunicazioni della segreteria di Stato non è seguito alcun accenno sulla possibilità di chiudere alcune aree nel golfo, tuttavia, mettono in guardi gli esperti, le sole misure oggi in campo non garantiranno lo stato di conservazione delle specie a rischio, tra cui troviamo, oltre al delfino, anche la focena comune, a "grave rischio d’estinzione".

Gli avvocati di Sea Shepherd France e Fne hanno già annunciato il ritorno davanti al giudice amministrativo in caso di mancata attuazione della sentenza. "Il nostro obiettivo non è quello di fermare tutta la pesca, ma di limitarla ad alcune zone e periodi dell’anno. Questa è la soluzione più urgente da prendere, anche tramite incentivi economici che scoraggino i pescherecci ad inoltrarsi in aree di pesca vietate", ha puntualizzato Essemlali. "La lobby della pesca è molto forte in Francia, il governo ha più volte respinto le nostre richieste, è frustrante, l’unica cosa che possiamo fare è continuare a mostrare alle persone le immagini orribili di questi animali intrappolati nelle reti o mutilati, per dimostrare quello che stanno facendo", ha concluso il presidente dell’Ong.

"Questa risposta è totalmente in disaccordo con quello che ci aspettavamo dalla politica", ha protestato Elodie Martinie-Cousty, membro della rete "oceani, mari e coste" della Fne, che ha sostenuto che "la Francia è tra i Paesi peggiori in termini di applicazione della strategia europea a favore della biodiversità", programma europeo avviato nel gennaio 2020, costato una diffida a Parigi da parte della Commissione europea nello scorso anno. 

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