Il peso del debito pubblico? "38.400 di interessi per ogni italiano". Che versiamo a privati

E' quanto emerge dall'analisi della Commissione europea, che chiede al governo di ridurre l'esposizione del Belpaese verso i suoi creditori, l'80% dei quali sono banche e grandi investitori. Ecco perché rischiamo una procedura contro il nostro Paese per squilibri eccessivi

Valdis Dombrovskis - foto Commissione Ue

L’Italia deve ridurre il debito, e deve farlo subito. Perché se non lo fa da sola sarà l’Europa a procedere, con la mano pesante. Dalla Commissione europea arriva l’ultimo avvertimento per l’Italia sui conti. L’esecutivo comunitario è dell’idea che “per l'Italia è giustificata una procedura per disavanzi eccessivi per il debito”, poiché, numeri alla mano, il criterio del debito “dovrebbe essere considerato come non rispettato”. La violazione è relativa al 2018, ma “ad una prima analisi si prevede che l'Italia non soddisferà la regola del debito nel 2019 e nel 2020”. Il livello di indebitamento in relazione al Prodotto interno lordo è passato dal 131,4% del 2017 al 132,2% del 2018, ed è previsto in aumento di altri 0,4 punti percentuali per la fine dell’anno in corso. Tradotto: debito al 132,6% nel 2019.

Rischio contagi

Inaccettabile per la Commissione. Perché da una parte “l'elevato debito pubblico e la prolungata debolezza della dinamica della produttività comportano rischi di rilevanza transfrontaliera” e dunque possibili contagi dell’eurozona, e perché dall’altra le famiglie sono stritolate dal costo dell’eccessivo indebitamento. In Italia, sottolinea il commissario per l’Euro, Valdis Dombrovskis, il peso del debito pesa “tanto quanto spende per tutta l'istruzione, pari a 38.400 euro per abitante”, mentre ogni cittadino, solo di interessi sul debito, paga mille euro.

Non solo. Gli interessi sul debito impediscono all’Italia di crescere. “Un elevato rapporto debito pubblico/Pil attorno al 132% - spiega la Commissione nelle raccomandazioni al Consiglio dell’Ue – implica che ingenti risorse devono essere destinate a coprire il costo del debito a scapito di voci aventi un maggiore effetto di stimolo della crescita, tra cui l'istruzione, l'innovazione e le infrastrutture”. Ecco perché per l’Italia, sottolinea Dombrovskis, “c’è la necessità di riconsiderare la sua traiettoria fiscale”.

Nel frattempo l’indicazione di Bruxelles è di “utilizzare entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil”. Il riferimento, a quanto pare di capire, è a quelle risorse fresche che il governo Conte, poco prima della pubblicazione delle raccomandazioni Ue, aveva annunciato di aver trovato in cassa grazie a introiti maggiori di quanto previsto con l'ultima manovra.

La composizione del debito

Le preoccupazioni della Commissioni si spiegano anche per la composizione del debito. La maggior parte dei titoli pubblici è detenuta dal mercato, per l’80% dei titoli emessi. Di questi il 53% è in mano a operatori italiani e il 27% in mano a operatori esteri. Spetta al Consiglio decidere cosa fare, se ci sono cioè i requisiti per procedere oltre e avviare la procedura per debito eccessivo. L’Italia ha tempo fino al 9 luglio per produrre documenti, dati, e chiarimenti utili a convincere che la situazione non è tale da avviare una procedura.

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Sarà in occasione del primo Ecofin della presidenza finlandese che si decideranno i destini dell’Italia. La Finlandia, è bene tenerlo a mente, è tra i fieri sostenitori dell’austerità e del rigore. La Commissione, nei suoi documenti, ricorda che già prima di oggi “nel complesso il Consiglio è del parere che a partire dal 2019 l'Italia debba adottare i necessari provvedimenti per conformarsi alle disposizioni del patto di stabilità e crescita”.

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