Martedì, 21 Settembre 2021
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Tutti i dati di WhatsApp scambiati con Facebook. Ue scettica, ma per ora non interviene

I nuovi termini di utilizzo della app permetteranno al social network di accedere a posizione, indirizzi IP, modello di telefono e tante altre informazioni. Bruxelles per ora non risponde, ma chiede a tutti i funzionari di usare Signal

Foto: pixabay.com

La app di messaggistica WhatsApp, acquisita da Facebook nel 2014, ha aggiornato i propri termini sulla privacy. Tutti gli utenti riceveranno, o hanno già ricevuto, una notifica in cui si avvisa che il servizio d’ora in avanti condividerà i dati immagazzinati con Facebook. Tra le informazioni che WhatsApp sta raccogliendo e che presto condividerà con la società madre ci sono i dati sulla posizione, indirizzi IP, modello di telefono, sistema operativo, livello della batteria, potenza del segnale, browser, rete mobile, lingua, fuso orario e persino l’IMEI, il codice numerico che identifica univocamente un terminale mobile. Secondo il portale specializzato in smartphone e tecnologie mobili GsmArena, la app di messaggistica immagazzina anche informazioni sulle modalità di utilizzo, stato, foto profilo e informazioni sull'ultima volta che l’utente era online. 

La reazione Ue

Gli utenti che rifiuteranno i nuovi termini di utilizzo, e il conseguente trasferimento dei dati a Facebook, subiranno il blocco dell'app. Il Gdpr europeo, il Regolamento generale sulla protezione dei dati, dovrebbe impedire la condivisione delle informazioni personali dei cittadini Ue con società terze, come invece avverrà in tanti altri Paesi, a partire dagli Stati Uniti. Interrogati sulla questione durante la conferenza stampa quotidiana, i portavoce della Commissione europea non hanno annunciato alcuna azione contro Facebook, ma si sono limitati a ricordare la multa da 110 milioni di euro inflitta il 18 maggio 2017 alla società fondata e amministrata da Mark Zuckerberg. All’epoca dei fatti, Facebook venne sanzionata per aver fornito informazioni errate o fuorvianti durante l'indagine della Commissione del 2014 sull'acquisizione di WhatsApp.

Il precedente

Quando Facebook ha notificato l'acquisizione di WhatsApp nel 2014, ha rassicurato l’esecutivo Ue che non sarebbe stata in grado di stabilire una corrispondenza automatizzata e affidabile tra gli account degli utenti di Facebook e gli account degli utenti di WhatsApp. Lo ha affermato per ben due volte, sia nel modulo di notifica che in una risposta a una richiesta esplicita di informazioni della Commissione. Tuttavia, nell'agosto 2016, WhatsApp ha annunciato aggiornamenti ai termini di servizio e alla politica sulla privacy, inclusa la possibilità di collegare i numeri di telefono degli utenti di WhatsApp con le identità degli utenti di Facebook.

"Meglio Signal"

Per quanto la Commissione non abbia ancora annunciato alcuna reazione ai nuovi termini d’utilizzo dell'app imposti anche agli utenti europei, i portavoce ci hanno tenuto a precisare: “Per le nostre comunicazioni interne usiamo Signal”. L’indicazione della app concorrente di WhatsApp “non rappresenta alcuna raccomandazione”, hanno poi sottolineato i portavoce europei. La richiesta al personale della Commissione europea di usare la app concorrente più attenta alla privacy è arrivata nel febbraio scorso. Non è dunque da considerarsi come una rappresaglia, ma più come una dimostrazione di scarsa fiducia e scetticismo nei confronti dell’impero gestito da Zuckerberg.

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