Daphne Caruana Galizia uccisa perché indagava su traffici di petrolio dalla Libia?

Un'inchiesta del Pm siciliano Zuccaro su una rete di criminalità organizzata che si estende dal Paese nordafricano a Malta e l'Italia riguarda diversi personaggi citati anche da articoli della giornalista fatta saltare in aria nella sua auto

L'omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia potrebbe essere collegato a una sua inchiesta sui traffici illeciti di petrolio dalla Libia verso Malta e l'Italia. A paventare l'ipotesi il procuratore capo della Sicilia, Carmelo Zuccaro, che intervistato dal Guardian ha affermato di "non poter escludere" la possibilità che alcuni degli uomini oggetto di una sua inchiesta contro una rete di criminalità organizzata siciliana, i cui traffici si estendono in Libia, Malta e Italia, potrebbero essere dietro l'omicidio di Caruana Galizia.

L'inchiesta di Caruana Galizia

La donna uccisa da un'autobomba "aveva lavorato in passato ad articoli sul traffico di combustibile tra Libia e Malta", ha detto Zuccaro, aggiungendo che alcune delle persone coinvolte nella sua inchiesta erano stati nominati da diversi articoli della giornalista.

In seguito all'inchiesta di Zuccaro, che è in corso da mesi, son state arrestate diverse persone anche se nessuna di loro è stata formalmente accusata di un coinvolgimento nell'omicidio. Tra gli arrestati c'è il maltese Darren Debono, fermato venerdì scorso a Lampedusa e sospettato di avere legami con i leader della milizia libica grazie ai quali avrebbe contrabbandato decine di milioni di euro in carburante dalla Libia a mercati europei.

La polizia a Malta ha dichiarato di stare investigando su "tutte le strade possibili" ed è in contatto con le forze dell'ordine italiane per provare a fare maggiore luce sulla vicenda. Debono, un ex giocatore di calcio maltese, compare in un post del febbraio 2016 in cui Caruana Galizia affermava che fosse proprietario di un ristorante e un pescatore che “ha fatto un sacco di affari con la Libia". La giornalista aveva anche denunciato di avere ricevuto lettere minatorie dai suoi parenti dopo queste accuse, ma le minacce non avevano fermato il suo lavoro e lei aveva scritto ancora nel suo blog che Debono era in pericolo dopo gli omicidi di altri due "pescatori", con i legami commerciali con la Libia, che erano stati fatti saltare in aria nella loro auto.

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Il muro delle autorità maltesi

Zuccaro ha affermato che le sue richieste di collaborazione inviate alle autorità maltesi non sono state accettate e che una richiesta di informazioni è rimasta senza risposta per 18 mesi. Il Paese “sta diventando una sorta di paradiso criminale per ogni sorta di gangster”, ha attaccato il Pm. Accuse che sono state rigettate dalle autorità maltesi che affermano di stare raccogliendo le informazioni richieste. Secondo il procuratore il giro di affari del traffico di carburante dalla Libia avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali 30 milioni di euro solo negli ultimi 12 mesi.

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