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Sabato, 24 Febbraio 2024
La storia / Danimarca

Immigrati sfrattati per legge dai quartieri in cui sono "troppi": scoppia la protesta

Circa 11mila persone dovranno lasciare le abitazioni in quartieri dove la maggioranza non ha origini danesi. Accusano Copenhagen di "razzismo" e "gentrificazione"

Nei prossimi sette anni circa 11mila persone in tutta la Danimarca dovranno lasciare i propri appartamenti e cercare una nuova sistemazione altrove. Queste le stime degli esperti, che hanno analizzato le conseguenze della legge danese sull'eliminzazione delle "società parallele", cioè quelle aree urbane dove viene considerata troppo intensa e omologata la presenza di persone "immigrate" e " non occidentali". La legge, che risale al 2018, è stata di recente riformulata e sta suscitando proteste in tutto il Paese, con gli abitanti delle abitazioni che verranno messe in vendita che accusano il governo di stare mettendo in atto una "legge razzista" con la scusa di creare società "miste".

Distinzioni

"I nostri appartamenti non sono in vendita!", recitano gli striscioni appesi in tutto il Mjølnerparken, un progetto abitativo situato tra la zona di Nørrebro e la stazione ferroviaria di Bispebjerg a Copenaghen, dove vivono circa 1.225 persone. Qui l'83% dei residenti sono immigrati non occidentali o sono nati da immigrati, con la maggior parte degli abitanti che ha meno di 18 anni. I residenti sono infuriati contro il governo danese, che starebbe usando l'etnia per decidere dove possono vivere le persone. Accusano i politici di aver adottato una legge discriminatoria e illegale. Nei dati e nelle documentazioni ufficiali, la Danimarca classifica le persone considerate non di origine danese in due gruppi: "immigrati" e "discendenti" di immigrati ( "efterkommere"  in danese). Una persona ha origini danesi se ha almeno un genitore cittadino danese, mentre le persone definite "immigrati"e "discendenti" non soddisfano tali criteri. Una persona "immigrata" è nata al di fuori della Danimarca, mentre un "discendente" è nato nel territorio danese. Sono invece considerati "occidentali" gli immigrati provenienti da tutti i paesi dell'Ue, insieme ad Andorra, Australia, Canada, Islanda, Liechtenstein, Monaco, Nuova Zelanda, Norvegia, San Marino, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito e Vaticano. Tutto il resto è "non occidentale", incluse le persone provenienti da paesi extra-Ue dei Balcani e dell'Europa orientale.

Eliminare le "società parallele"

Nel 2018 Copenaghen ha approvato una legge per riqualificare i "ghetti" urbani poveri con alte concentrazioni di popolazioni immigrate entro il 2030. In seguito la sua terminologia ufficiale è mutata, abbandonando l’uso della parola "ghetto" e sostituendola con "società parallela". La norma prevede la ricostruzione e la ristrutturazione delle proprietà fatiscenti, ma soprattutto il cambiamento del mix sociale viene portato avanti imponendo di affittare almeno il 60% delle case a tassi di mercato. Un costo che le famiglie di immigrati e discendenti in tanti casi non possono sostenere. Da almeno un decennio la Danimarca ha adottato una delle politiche sull’immigrazione più restrittive d'Europa, alimentata da partiti populisti di destra che incendiavano gli animi con una retorica anti-immigrazione aggressiva. Al potere oggi ci sono i socialisti, che sostengono anche loro lo scopo della legge, ritenuto giusto perché offrirebbe una vita migliore alle persone "immigrate". Si vuole offrire loro "le stesse opportunità di qualsiasi altro danese", ha detto all'Afp Thomas Monberg, portavoce per le questioni abitative dei socialdemocratici di sinistra al potere. La legge ufficialmente mira a sradicare le "società parallele" nei quartieri poveri, provando anche ad evitare che la criminalità si annidi in determinate aree.

Sfratti in aree gentrificate

Di tutt'altro avviso i residenti delle zone che dovrebbero essere sfrattate. "È puro razzismo", ha dichiarato all'Afp Jawad, un medico 29enne del Mjølnerparken, nei cui dintorni si sta imponendo una diffusa gentrificazione. "Anche se sono nato e cresciuto in Danimarca, secondo le statistiche sono un immigrato non occidentale", ha aggiunto il dottore. I residenti di Mjølnerparken hanno fatto causa alla Danimarca, e si attende nei prossimi mesi una pronuncia della Corte di Giustizia Europea. In base alla norma 295 delle 560 case di Mjølnerparken dovranno essere sostituite con affitti a prezzi di mercato, che sono fuori dalla portata della maggior parte dei locali. Majken Felle, il capo dell'associazione degli affittuari di Mjølnerparken, ha detto che prima che la legge fosse approvata i residenti avevano accettato di essere temporaneamente trasferiti per consentire la ristrutturazione dei loro appartamenti. Nonostante potessero permettersi di tornare nelle loro abitazioni dopo il lavoro, sono stati fortemente scoraggiati a farlo.

Abitare in seconda classe

L'incertezza generata dalle autorità locali ha sopraffatto i residenti. Per evitare di essere spostati più volte, molti abitanti hanno deciso di lasciare il quartiere, circondato da alcune delle zone più ambite di Copenaghen. "L'ottanta per cento della popolazione danese non ha alcun contatto personale con le minoranze etniche", ha spiegato a The Local il sociologo Aydin Soei, esperto di zone svantaggiate, "e un numero ancora minore di danesi ha messo piede in una di queste zone". Anziché aiutare l’integrazione, secondo l'esperto la legge ha generato in molti la sensazione di essere considerati "cittadini di seconda classe”.

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