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Lunedì, 8 Agosto 2022
Voto / Danimarca

Anche la Danimarca vuole mettere l'elmetto europeo: sì alla Difesa comune

Il Paese aveva ottenuto un "opt-out" nel 1992 ma dopo l'invasione dell'Ucraina la popolazione sembra aver cambiato idea, la premier Frederiksen ha indetto un referendum

“Tempi storici richiedono decisioni storiche”. È così che Mette Frederiksen, prima ministra danese, ha annunciato che il suo Paese andrà alle urne per decidere con un referendum se entrrare a far parte alla politica di sicurezza e difesa comune dell’Ue (Psdc). In caso di vittoria del sì la nazione potrebbe partecipare alle operazioni militari congiunte e cooperare allo sviluppo e all’acquisizione di capacità di difesa comuni, abbandonando la scelta, presa 30 anni, di tirarsene fuori grazie a un "opt-out" sancito con l'accordo di Edimburgo del 1992, che si è trasformato in un protocollo del trattato di Amsterdam in cui si metteva neto su bianco la deroga per Copenaghen.

La leader socialista si è schierata a favore del "sì" e ha sollecitato "con veemenza" i danesi a votare per eliminare la deroga, che tiene il Paese scandinavo, membro fondatore della Nato, fuori dalla politica militare del blocco comunitario. A spingere l'esecutivo ad annunciare il referendum, che si terrà il primo giugno, è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, definita da Frederikse come un punto di svolta nella storia dell’Ue. “C'era un'Europa prima del 24 febbraio, e un'altra dopo”, ha detto riferendosi al giorno in cui è iniziata l'invasione, con cui a suo avviso Vladimir Putin, “ha annunciato una nuova era, una nuova realtà”. “La lotta dell'Ucraina non è solo dell'Ucraina, è una prova di forza per tutto ciò in cui crediamo: i nostri valori, la democrazia, i diritti umani, la pace e la libertà”, per far fronte a questa crisi è necessario che la Danimarca riveda le sue posizioni in materia di difesa e collabori con gli altri Paesi del blocco, ha sostenuto la premier. Un sondaggio di TV2 dice che il 49 per cento dei danesi è favorevole mentre il 27 per cento è contrario.

L’opt-out, o clausola di esenzione, è un termine usato nel diritto dell'Ue per riferirsi alla possibilità per uno Stato membro di non partecipare a certe politiche comuni e quindi di non essere vincolato dalle relative regole. La Danimarca ha ottenuto la possibilità di esentarsi dalla politica comune di Difesa dopo che i suoi cittadini, tramite un referendum tenutosi nel giugno del 1992, decisero di rifiutare il trattato di Maastricht.

La decisione fu un colpo al processo di integrazione dell'Ue poiché, come altri trattati europei, Maastricht poteva entrare in vigore solo con la ratifica di tutti gli Stati membri, così, per evitare di mandare tutto in fumo, l’Ue decise di concedere alla Danimarca clausole di esclusione in quattro aree di sovranità: la moneta unica, la giustizia, la difesa e la cittadinanza europea. Dopo aver ottenuto questi opt-out, i cittadini accettarono il trattato in un secondo referendum tenutosi nel 1993.

A quell’epoca non far parte della Psdc significava che la Danimarca non era costretta ad aderire all'Unione dell'Europa Occidentale, che allora si occupava della politica di difesa del blocco. Oggi, che l'Unione dell'Europa occidentale è scomparsa, significa che il Paese non partecipa alla politica estera e di sicurezza comune quando si tratta di difesa. Di conseguenza, la Danimarca non partecipa alle decisioni, non agisce in questo settore, non contribuisce con truppe per sostenere le missioni guidate da Bruxelles e non partecipa all'Agenzia europea di difesa.

Nel 2011 vi era stato un timido tentativo, da parte del governo dell'allora premier elle Thorning-Schmidt, di indire un referendum per porre fine all'opzione del ritiro, che si sarebbe dovuto tenere nel 2012 in seguito alla presidenza danese del Consiglio dell'Unione europea, ma non si è mai tenuto a causa di troppa "ansia e incertezza" tra la popolazione.

A questo giro però, il referendum si terrà. La crisi in Ucraina ha obbligato il Paese a rivedere le sue posizioni in materia di difesa. D’altronde, non sarebbe il primo Paese Ue a ripensare le questioni militari in questo delicato momento. Lo ha fatto anche la Germania che ha in questi giorni ha "messo in discussione decenni di politica di difesa annunciando un aumento di 100 miliardi di euro delle spese militari e inviando armi all'Ucraina”.

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