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Giovedì, 26 Maggio 2022
Il caso / Danimarca

Carceri sovraffollate, la Danimarca "affitta" una prigione in Kosovo

Trecento detenuti, tutti migranti, saranno espulsi verso Pristina come parte di un piano per aumentare le capacità del sistema

La Danimarca ha un problema di sovraffollamento delle carceri. Per risolverlo, sta pianificando di “noleggiare” delle celle all’estero. Per la precisione, si tratta di 300 celle in Kosovo, come dichiarato dallo stesso governo di Copenhagen e riportato dal Deutsche Welle.

I detenuti interessati al trasferimento sono tutti migranti, e sarebbero comunque stati espulsi dalla nazione una volta scontata la propria condanna in Danimarca. Nel Paese scandinavo, infatti, le attuali disposizioni normative prevedono che i migranti incarcerati siano cacciati dal territorio nazionale al termine della loro permanenza in prigione. L’anno scorso, ad esempio, i detenuti che aspettavano il trasferimento erano 350.

Il provvedimento fa parte di un piano da 538 milioni di euro per ampliare la capacità carceraria danese, che dovrebbe aumentare di 326 celle tra il 2022 e il 2025. Il ministro della Giustizia, Nick Hækkerup, ha ottenuto un appoggio trasversale alle forze politiche e ha definito “storica” la riforma, ammettendo tuttavia che si tratta del primo passo in “una lunga, dura lotta” per riequilibrare il sistema. Il governo ha anche annunciato che avvierà la costruzione di un nuovo carcere di massima sicurezza.

Stando ai dati ufficiali forniti da Copenhagen, all’inizio di quest’anno è stata raggiunta e superata la capacità massima del sistema danese, con oltre 4mila detenuti (su una popolazione nazionale di circa 5,8 milioni di abitanti). Dal 2015, la popolazione carceraria è aumentata del 19% mentre, contemporaneamente, il numero di guardiani è diminuito del 18%.

Attualmente, la maggior parte dei detenuti nel Paese sconta la propria condanna in cosiddette “prigioni aperte”: destinate a chi ha ottenuto una pena non superiore ai 5 anni queste prigioni sono meno pesanti nel trattamento dei loro ospiti, i quali sono ad esempio sono autorizzati a indossare i propri vestiti, a cucinarsi i pasti autonomamente e persino a prendersi dei permessi d’uscita temporanei. Inoltre, il perimetro di questi istituti non è delimitato da barriere fisiche sorvegliate da personale armato, com’è invece il caso per i centri di massima sicurezza.

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