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Lunedì, 8 Agosto 2022
L'accordo / Svezia

Dai 100mila curdi-svedesi agli eroi di Kobane: i 'sacrificati' di Stoccolma sull'altare della Nato

Per avere l'ok di Erdogan il Paese baltico ha accettato di non sostenere più la milizia curda Ypg, che in Siria ha combattuto al fianco dell'occidente contro l'Isis

La Turchia ha dato il suo assenso all'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, al termine di lunghe e complicate trattative, portate avanti dal Segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, la premier svedese, Magdalena Andersson, e il presidente finlandese, Sauli Niinisto. L'allargamento tanto bramato in funzione anti Vladimir Putin, è avvenuto grazie al fatto che Helsinki, ma soprattutto Stoccolma, hanno sacrificato gli interessi dei curdi, cedendo a gran parte delle richieste di Ankara, che ha sfruttato la situazione per colpire ancora una volta la minoranza che da anni lotta per il riconoscimento dei suoi diritti e della sua indipendenza.

Le due nazioni baltiche si sono impegnate a non fornire alcun sostegno al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), che è ritenuto organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea, o al movimento gulenista, movimento islamico il cui leader, Fethullah Gulen, vive negli Stati Uniti in esilio e che Ankara accusa di essere dietro il tentativo di colpo di Stato che ha scosso la Turchia nel 2016. Inoltre si sono impegnate a interrompere ogni sostegno alla milizia curda Ypg (Unità di Protezione Popolare), che ha combattuto l'Isis in Siria al fianco degli Usa e dell'Occidente, e al suo ramo politico, il Partito dell'Unione Democratica (Pyp). Si tratta degli eroi di Kobane, le cui gesta sono diventate famose grazie anche ai fumetti di Zerocalcare, e che ora controllano il territorio autonomo de facto del Rojava, nel nord della Siria, territorio che la Turchia sta attaccando anche militarmente con incursioni in Siria. Verranno infine anche riconsiderate le richieste di estradizione di 17 membri del Pkk di 16 affiliati alla rete Feto, ritenuta responsabile del tentato golpe.

“Questo è un tradimento del governo svedese, dei Paesi della Nato e di Stoltenberg che ingannano un intero gruppo che ha liberato se stesso e il mondo intero dall'immondizia”, ha dichiarato la deputata indipendente nel Parlamento di Stoccolma, Amineh Kakabaveh, rappresentante della numerosa diaspora curda in Svezia, che conta circa 100mila persone. Per lei si tratta anche di un tradimento “della lotta delle donne, che la Svezia sostiene di sostenere”, visto anche che “migliaia di donne si sono sacrificate per liberare il mondo da Daesh”, e che i loro diritti sono sostenuti con forza nel Rojava. Proprio questo mese il governo è sopravvissuto a un voto di sfiducia grazie all'astensione di Kakabaveh, che è una ex combattente peshmerga, e che dopo questo accordo minaccia di scatenare un voto di sfiducia nei confronti della ministra degli Esteri Ann Linde.

"I curdi sono stati traditi molte volte nella storia", ha denunciato Osman Aytar, 62enne professore associato di Assistenza sociale presso l'Università di Malardalen, nella Svezia orientale, che nel Paese era scappato negli anni '90 per sfuggire alla prigionia. "Erdogan sta scommettendo che può invadere nuove parti del Rojava e sul fatto che l'Occidente lo accetterà solo a causa della questione dell'adesione alla Nato. Se l'Occidente chiude gli occhi, lui ne sarà felice", ha aggiunto.

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