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Martedì, 30 Novembre 2021
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"Olanda e Svezia come l'Italia: il crimine è sempre più violento", l'allarme dell'Europol

Una stanza delle torture scoperta pochi mesi fa al confine olandese con il Belgio conferma che ormai mafie e criminalità imperversano dal Sud al Nord dell'Europa. Con un'escalation di violenza che prende di mira, tra gli altri migranti, piccoli commercianti e giornalisti

In Olanda, nel luglio scorso, la scoperta di 7 container trasformati in stanze della tortura. In Svezia, le guerra tra gang che hanno fatto decine di morti solo nella capitale Stoccolma, tra cui una dodicenne che si è trovata nel mezzo di una sparatoia mentre giocava sotto casa. Casi simili anche in Belgio e Danimarca, a conferma che il crimine in Europa è sempre più violento. E che fenomeni un tempo etichettati come propri di alcune aree del Sud (Mezzogiorno italiano in particolare) sono ormai la realtà quotidiana dell'avanzato e opulento Nord del Vecchio Continente. È quanto rileva l'Europol, l'agenzia Ue che coordina la cooperazione tra le forze dell'ordine nazionali.

Stando al suo ultimo rapporto, scrive Europol, "negli ultimi anni si è registrato un aumento del numero di incidenti violenti associati alla criminalità organizzata". L'agenzia denuncia anche "una crescente disponibilità da parte dei gruppi criminali a ricorrere alla violenza letale", ossia agli omicidi, sia all'interno o tra gli stessi gruppi criminali. O all'esterno, come il caso dell'avvocato olandese ucciso nel 2019 per il suo lavoro di difensore di un testimone di giustizia. 

Quello che colpisce è proprio l'aumento delle azioni violente commesse all'esterno delle reti criminali, in particolare contro le vittime della tratta di esseri umani, commercianti, agenti delle forze dell'ordine, avvocati, testimoni e informatori, giornalisti investigativi o lavoratori portuali. "I grandi porti dell'Ue - si legge nel rapporto - sono sfruttati da gruppi criminali come punti di transito e le strade delle città circostanti sono particolarmente vulnerabili alla violenza. I gruppi internazionali della criminalità organizzata hanno stabilito punti d'appoggio dentro e intorno a questi porti, dove si svolgono atti di corruzione e intimidazione dei lavoratori fondamentali per lo scarico e lo stoccaggio di merci illecite, e dove è alta la competizione per la distribuzione".

L'aumento della violenza nei mercati illeciti, continua l'analisi, "può essere legato alla crescente concorrenza tra le reti criminali. La maggior parte delle violenze mortali e gravi legate alla droga sono state segnalate nei mercati della cocaina e della cannabis, che hanno recentemente attirato nuovi attori". Inoltre, si registrano sempre più omicidi riconducibili alla lotta per il controllo di territori e mercati. "Il coinvolgimento in bande criminali di sicari più giovani e inesperti e l'accessibilità di armi da fuoco ed esplosivi, insieme a incidenti violenti spesso perpetrati in luoghi pubblici affollati e alla luce del giorno, rappresentano una minaccia considerevole per la sicurezza pubblica", scrive l'Europol. Che in un altro passaggio del rapporto sottolinea come il prezzo dei sicari si sia abbassato negli ultimi anni, anche grazie al coinvolgimento dei "sicari più giovani e inesperti" citati in precedenza.

Per Jari Liukku, capo del Centro europeo per la criminalità organizzata di Europol, "è improbabile che questa tendenza" all'aumento degli episodi di violenza grave "diminuisca a breve termine", poiché a favorirla è l'espansione verso nuovi mercati di gruppi criminali prima legati al proprio territorio nazionale. Europol non lo dice chiaramente, ma per nuovi mercati è chiaro il riferimento a Paesi come Olanda, Belgio, Danimarca e Svezia, che insieme a Italia e Spagna sono tra i Paesi citati in questo rapporto. Per farvi fronte, la strada è quella della "cooperazione a livello regionale e internazionale" tra le autorità degli Stati membri.  

Purtroppo, sottolinea Europol, questa cooperazione ha ancora gravi lacune: per esempio, "un omicidio visto come un evento isolato non ha una chiara dimensione transfrontaliera e i Paesi non condividono le informazioni in modo coerente con i partner internazionali e Europol", scrive l'agenzia Ue. 

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