Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Ospedali a fuoco ed emergenza Covid: la Romania sospende gli interventi chirurgici

In pochi mesi, 24 pazienti morti tra le fiamme scoppiate a cause di guasti ai respiratori. Mentra la vaccinazione è al palo. E la crisi del governo rischia di peggiorare la situazione

La Romania sta vivendo la settimana peggiore dall’inizio della pandemia: i numeri dei nuovi casi e delle morti non sono mai stati così alti e il sistema sanitario è sempre più vicino al collasso. Per concentrare lo sforzo sui casi più urgenti, tutti gli interventi non prioritari sono stati sospesi per un mese. Il Paese è penultimo in Ue per tasso di vaccinati, davanti solo alla Bulgaria (anch’essa in grave difficoltà), e la quasi totalità dei ricoverati per Covid-19 non ha ricevuto il vaccino.

Sospesi i ricoveri

La gravità della situazione a Bucarest è tale che tutti i ricoveri, gli interventi e le operazioni non urgenti sono stati sospesi per un periodo di 30 giorni, come riporta Politico. Questa drastica misura è stata presa per permettere alle strutture ospedaliere di utilizzare al massimo le terapie intensive e i respiratori per i malati di Covid, che stanno entrando in corsia in numero crescente.

A mettere ulteriormente sotto pressione il sistema sanitario romeno è lo stato di arretratezza in cui versano le strutture. Lo scorso primo ottobre a Constanta, un incendio in un ospedale ha provocato nove morti. A prendere fuoco è stato un reparto Covid e oltre 100 pazienti sono stati trasferiti in altre strutture. La stessa dinamica di quanto accaduto in due precedenti incidenti: uno nel novembre 2020, a Piatra Neamt, l'altro lo scorso gennaio, a Bucarest. In entrambi i casi, le fiamme hanno distrutto dei reparti Covid, uccidendo nel complesso 15 persone. Secondo gli esperti, meno di un terzo dei 670 ospedali rumeni rispetta gli standard antincendio. Alla lista dei gravi incidenti, va aggiunto il guasto agli ossigenatori del reparto Covid di un altro ospedale di Bucarest, che ha causato 3 morti.

Vaccinazione al palo

Se gli ospedali vanno a fuoco, la campagna di vaccinazione resta al palo. Nel Paese, il tasso di vaccinazione degli adulti si aggira intorno al 34%. Questo dato, il penultimo in Ue, si deve a una generale reticenza della popolazione verso l’immunizzazione (e a una diffusa sfiducia verso le autorità), unita a una campagna vaccinale promossa debolmente, soprattutto nelle aree rurali. Non sorprende, dunque, che circa il 98% dei ricoverati non sia protetto dai sieri anti-Covid. E non solo gli anziani: questa ondata sta portando in ospedale anche un gran numero di giovani.

Proprio i ritardi nella campagna vaccinale, uniti ai morti negli incendi negli ospedali, hanno costretto il premier Florin Citu a dimettersi dopo neanche un anno dalla nomina a capo del governo. I negoziati per il nuovo esecutivo sono in corso, ma la crisi politica rischia di complicare la già delicata situazione sanitaria. 

Ritardi anche in altri Paesi dell'Est

Se Bucarest piange, Sofia non sorride: in Bulgaria la crisi sanitaria tonra a preoccupare. Nel Paese sono vaccinati appena due cittadini ogni dieci, anche qui a causa della ritrosia diffusa (il 45% dichiara di non voler ricevere il vaccino). Il risultato è che la Bulgaria è il primo Paese in Ue per percentuale di decessi rispetto alla popolazione. Anche in Polonia il rallentamento della campagna vaccinale sta provocando un aumento dei casi di Covid: oltre 2mila nell'ultima settimana, ossia il 70% in più rispetto alla settimana precedente.

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