Sabato, 13 Luglio 2024
Post-verità

La 'mutazione' della galassia complottista: i no-vax ora sono pro-Russia

Secondo diversi studiosi sta avvenendo un "salto" dalla disinformazione anti-vaccinista a quella in sostegno a Putin, che si nutre della diffidenza verso i governi e i media tradizionali

All’interno delle bolle di disinformazione, il passaggio dalle teorie complottiste sul coronavirus a quelle pro-Cremlino riguardo all'invasione dell'Ucraina a quanto pare è stato breve. È quanto emerge da un’analisi comparata, al momento nella sua fase iniziale, dei canali di “informazione alternativa” in diversi Paesi occidentali. Il copione delle teorie del complotto è sempre lo stesso: la verità viene censurata a livello statale per mantenere il controllo sulle persone, tramite la diffusione di menzogne tanto sui vaccini anti-Covid quanto su quello che starebbe accadendo realmente in Ucraina.

Gli aggiornamenti in diretta dalla guerra in Ucraina

Politico ha riportato alcuni esempi di queste teorie, che trovano terreno fertile non solo nelle “zone d’ombra” del web ma anche sui profili personali di figure pubbliche. È il caso, ad esempio, del rapper francese Booba, che negli ultimi tempi aveva diffuso verità “alternative” riguardo alla pandemia da coronavirus con il suo pubblico di oltre 5 milioni e mezzo di seguaci. Dalla fine di febbraio, dopo che l’esercito russo ha iniziato l’invasione, il cantante ha poi iniziato a condividere contenuti allineati alla propaganda russa. Tra le altre cose, ha annullato un accordo di sponsorizzazione con Puma dopo che l’azienda ha annunciato il ritiro dalla Russia.

Ma ci sono poi tutti i canali che forniscono informazioni “controcorrente”, in aperta polemica verso i media mainstream. Canali Telegram, YouTube, gruppi Facebook e altro. Il leitmotiv è il medesimo: dopo due anni di una falsa pandemia, i governi mondiali avrebbero sfruttato la guerra in Ucraina per mantenere i propri cittadini distratti e, possibilmente, indurli ad atteggiamenti obbedienti. Quanto alle parti che si scontrano nell’est Europa, la Russia rappresenta “i buoni” mentre gli alleati occidentali sono gli “oppressori” che vogliono mantenere il cosiddetto Nuovo ordine mondiale a trazione statunitense costruito nel secondo Novecento (un ordine che Mosca, insieme a Pechino e altri, non vede di buon occhio).

Il punto però non è tanto criticare, cosa legittima, l'operato dell'Occidente, ma il fatto di basare queste critiche su teorie cospirazioniste. "L'amplificazione delle narrazioni pro-Cremlino sulla guerra non riguarda in realtà la Russia, ma lo scetticismo continuo che questi gruppi hanno nei loro governi", ha affermato Graham Brookie, direttore senior del Digital Forensic Research Lab del Consiglio Atlantico, che si occupa di fakenews. "L'attenzione del mondo è focalizzata sull'invasione della Russia. È naturale che l'Ucraina diventi uno dei principali argomenti di discussione nei gruppi cospirativi".

Secondo Pauline Talagrand dell’Agence France-presse, “la sfera della cospirazione è una specie di guscio vuoto che si aggrega man mano che le notizie si sviluppano”. “Che si tratti di vaccini o mascherine, c’è sempre qualcosa che scatena le persone che possono essere facilmente manipolate e sono diffidenti nei confronti dell’informazione tradizionale”, ha dichiarato. Con queste crisi ricorrenti queste sfere si allargano e le narrazioni che promuovono si radicano nella società, ha spiegato. “Le teorie del complotto chiamano altre teorie del complotto”, ha sostenuto Rudy Reichstadt, direttore del sito web Conspiracy Watch, per cui quando la “soglia di vigilanza” della gente si è abbassata, diventa molto più facile saltare da una falsità all’altra.

Se, quindi, i media tradizionali e le piattaforme mainstream hanno rimosso i contenuti cospirativi o limitato la loro diffusione, le cosiddette “frange” del web costituiscono un terreno fertile per la loro espansione. Ad esempio, dalla piattaforma di video-sharing Odysee è possibile accedere ai contenuti dell’emittente russa pro-Cremlino Rt, bandita ufficialmente dall’Ue, a fianco a documentari scettici sulla reale esistenza e portata del Covid-19. Secondo queste teorie le immagini dei morti ucraini sono tutti falsi confezionati ad arte per impietosire il pubblico e montare il sentimento anti-russo. QAnon (un famoso forum di complottisti apparentemente collegato all’assalto al Campidoglio di Washington del gennaio 2021) e i siti ad esso affiliati suggeriscono che la motivazione di quella che Mosca chiama “operazione militare speciale” sia la difesa dei bambini russi dagli abusi sessuali degli ucraini.

È evidente, secondo gli esperti di debunking e fact-checking, il portato ideologico comune a tutte queste narrazioni, nonché la probabile origine comune. Diffidenza verso l’informazione tradizionale e i governi occidentali, ostilità verso la Nato, dubbi circa l’efficacia dei vaccini anti-Covid, credenza nell’esistenza di un’élite internazionale che trama nascostamente per mantenere il controllo sulla popolazione mondiale sono alcuni degli ingredienti più comuni, rintracciabili in tutti i gruppi complottisti presi in esame.

Ma, per il momento, non ci sono prove del collegamento esplicito tra questi gruppi e il Cremlino, che notoriamente si ritiene gestisca un’efficace macchina della disinformazione tanto in patria quanto all’estero (tanto da essersi attirato ripetute accuse di ingerenza nei processi elettorali occidentali). Piuttosto, è stato registrato come queste frange siano tendenzialmente più inclini ad abbracciare narrazioni alternative ed anti-occidentali, spesosi provenienti dalla Russia.

Né, del resto, la disinformazione si ferma ai confini nazionali. In Spagna è girata molto l’immagine, ampiamente smentita, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che indossa una maglietta con una presunta svastica. In Germania sono state diffuse voci che gli Stati Uniti avrebbero un laboratorio biologico segreto in Ucraina. In Francia si levano gli scudi in difesa della libertà d’espressione e d’informazione contro la presunta censura statale, secondo un modello già rodato in due anni di pandemia.

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