Domenica, 25 Luglio 2021
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Covid, Orban chiude le frontiere ungheresi. Ma è polemica sui ministri in Croazia

Budapest non ha inserito il Paese adriatico, meta estiva di diversi membri del governo, nella lista di quelli a rischio. E adesso, caso unico in Europa, blocca gli ingressi a tutti i cittadini Ue. Sotto accusa anche il basso numero di test alla popolazione

Il premier ungherese Viktor Orban

Liberi tutti durante le vacanze estive, frontiere chiuse al ritorno. L'Ungheria di Viktor Orban passa da un estremo all'altro nel giro di pochi giorni nel tentativo di frenare l'aumento dei casi di coronavirus: il governo ha infatti deciso di chiudere dal 1 settembre le sue frontiere esterne, unico Paese Ue ad avere deciso questa misura estrema in questa fase per contenere la propagazione dell'epidemia del Covid-19. Dietro tale misura, secondo l'opposizione, ci sarebbe il tentativo di nascondere alcune scelte discutibili, come quella di non limitare i viaggi degli ungheresi verso zone a rischio come la Croazia, e lo scarso numero di test.

Durante luglio e agosto, infatti, il governo Orban ha deciso, caso unico in Europa, di non redigere alcuna lista dei Paesi Ue a rischio, neppure per dare dei consigli ai viaggiatori. Secondo l'opposizione, la mossa è stata studiata in particolare per la Croazia, che già dal 13 luglio era stata indicata come Paese a rischio da diversi Stati Ue. "Non c'è una ragione logica, tranne forse che i membri del governo hanno trascorso le vacanze in Croazia", ha detto al quotidiano Le Soir l'ex deputato europeo Benedek Javor, esponente dei verdi ungheresi. 

La flessibilità mostrata da Orban durante i due mesi estivi cozza poi con il pugno duro usato poco prima, come la decisione di dare la possibilità alle forze dell'ordine di requisire i letti d'ospedale spodestando letteralmente i pazienti già in degenza. Il premier ungherese aveva giustificato la misura alla luce della necessità di avere oltre 30mila posti letto dedicati al coronavirus, ma dall'inizio della pandemia il Paese ha contato poco meno di 4mila ricoverati. Del resto, l'Ungheria è stata tra gli Stati Ue meno toccati dalla pandemia, con appena 6mila casi dichiarati. Ma l'apertura indiscriminata ai viaggi in Europa senza misure di sicurezza per il rientro dai luoghi a rischio, come la quarantena obbligatoria, potrebbero però aver favorito la diffusione del virus.

Il condizionale è d'obbligo perché vi sono dei dubbi sul modo in cui Budapest sta raccogliendo i dati dall'inizio della pandemia. Durante l'estate, l'Ungheria ha registrato il tasso di contaminazione europeo più basso (2,2 casi per 100.000 abitanti nelle ultime due settimane), ma anche il tasso di test più basso (meno di 200 per 100.000 abitanti). Tra giugno e inizio agosto, il Paese non ha inoltre fornito dati regionali sulla sua situazione epidemiologica e non ha segnalato all'Ecdc, l'agenzia Ue per il controllo delle malattie, alcun caso di contagio di Covid-19 'importato', ossia di un ungherese trovato positivo al suo rientro dall'estero. Quello che è certo è che, stando ai dati ufficiali, da qualche giorno l'Ungheria comunica un numero di nuovi contagi doppio rispetto alle settimane precedenti. Da qui, la decisione immediata di chiudere le frontiere, anche se non a tutti.  

Da oggi si entra nel Paese solo per eccezioni giustificate come quelle concesse ai lavoratori transfrontalieri ma con limiti precisi, ai partecipanti a venti sportivi culturali e religiosi importanti, ai viaggi diplomatici e ufficiali. Anche i viaggi per relazioni commerciali saranno molto limitati. La vicina Austria ha protestato per gli effetti negativi sull'economia di queste limitazioni. Quanto ai turisti, saranno ammessi solo quelli provenienti dagli altri Paesi del Gruppo di Visegrad (Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia) a condizione che presentino un test negativo e abbiano già prenotato un alloggio. I cittadini ungheresi che rientrano dall'estero dovranno mettersi in quarantena per 14 giorni.

Per quanto riguarda la partita di supercoppa in programma a Budapest il prossimo 24 settembre fra Bayern Monaco e Siviglia, scrive l'Agi, il governo ha preannunciato che potranno entrare allo stadio un massimo di 6 mila tifosi, 3 mila per ogni squadra, ma su questo è ancora in corso una trattativa con la Uefa. 

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