"Costretti già a scegliere chi salvare", l'ammissione del medico belga

Il direttore della Cliniques d'Europe di Bruxelles racconta: "Un paziente Covid è morto perché non siamo riusciti a trasferirlo in una struttura con una macchina cuore-polmone". E denuncia i ritardi del governo su misure preventive e rafforzamento del sistema sanitario

Una media di 59 decessi al giorno. Il record di 689 ricoveri nell'arco di 24 ore. Numeri che rapportati a una popolazione di 10milioni di abitanti non hanno eguali in Europa. E non si tratta di facile allarmismo, perché in Belgio già oggi gli ospedali e in particolare le terapie intensive sono sotto pressione. E ci sono già morti che potevano essere evitati, se è vero quello che racconta Peter Fontaine, diretteo delle Cliniques d'Europe, gruppo che gestisce 3 ospedali a Bruxelles. 

“Un paziente è morto questa mattina - ha raccontato ieri alla tv Rtl - Avrebbe dovuto essere trasferito in un'altra struttura che avesse una macchina cuore-polmone, ma non era disponibile", dice Fontaine. Che aggiunge: "Lo scorso marzo avevamo 22 pazienti Covid quando scattò il lockdown, e in poche settimane salimmo a 85" in terapia intensiva. Oggi, nei tre presidi che dirige, "abbiamo già oltre 110 pazienti Covid". 

Il problema delle Cliniques d'Europe come del resto del sistema sanitario statale del Belgio (che si basa su un mix pubblico-privato) è che manca soprattutto il personale, tanto che nei giorni scorsi è emersa la notizia del richiamo al lavoro persino di medici positivi al Covid, ma asintomatici. Il governo sta chiedendo aiuto anche all'esercito, mentre per il momento, gli ospedali delle Fiandre (una delle tre regioni belghe) si stanno facendo carico dei pazienti in esubero provenienti dalla regione di Bruxelles e dalla Vallonia, le aree al momento più colpite dalla seconda ondata.

Ma anche nelle Fiandre i contagi cominciano a salire in modo preoccupante e "presto non sarà più possibile il trasferimento dei pazienti" verso gli ospedali fiamminghi, avverte Fontaine, che punta il dito contro le misure, a suo giudizio troppo morbide, del governo: “Nessuna decisione è stata presa per interrompere il contatto sociale, che è ancora molto alto", dice. Se si continua così, “saremo presto costretti a fare delle scelte" tra chi salvare e chi no.

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