“I Cosacchi picchiano gli oppositori di Putin”. E vigileranno sulla sicurezza ai Mondiali di Russia

L'accusa delle ong per i diritti umani dopo gli scontri di sabato alla manifestazione indetta contro le politiche del Cremlino. Trecento discendenti dei cavalieri dello zar saranno a disposizione della polizia di Rostov sul Don, dove giocheranno Brasile e Croazia

Un corteo celebrativo dei Cosacchi

Sabato a Mosca, diverse immagini hanno immortalato un gruppo di uomini, vestiti da soldato e con un cappello di pelliccia in testa, mentre si univano alla polizia per respingere con la forza e far arrestare i manifestanti chiamati in piazza dal grande oppositore di Putin, Alexei Navalny. Alla fine, le persone arrestate sono state più di 700. “Merito” anche di quegli uomini con lo strano cappello, che i russi conoscono bene: è il copricapo tipico dei Cosacchi, i discendenti dei temibili cavalieri dell'era zarista che un tempo custodivano i confini meridionali della Russia.

Il corpo paramilitare

Oggi, i Cosacchi non sono più dei soldati veri e propri, ma la loro organizzazione non è stata mai sciolta: anzi, nel 2005 hanno ottenuto il riconoscimento di corpo paramilitare con compiti di assistenza all'ordine pubblico. Ecco perché, in vista dei Mondiali di questa estate, il governo sta pensando di utilizzarli per la sicurezza delle città dove si svolgeranno le partite. Già 300 di loro sono stati assoldati per aiutare la polizia a Rostov sul Don, sede di cinque match tra gruppi eliminatori e sedicesimi. Qui giocheranno il Brasile di Neymar e la Croazia di Mandzukic. 

Le accuse delle ong

Fin qui, nulla di particolare, se non fosse per le denunce delle organizzazioni per i diritti umani, che non usano giri di parole nei confronti dei Cosacchi: sono “fascisti” al soldo di Putin. Maxim Shevchenko, membro del consiglio per i diritti umani del Cremlino, ha chiesto una sessione urgente del consiglio per discutere l'uso da parte delle autorità dei combattenti cosacchi per interrompere la protesta di sabato a Mosca. Denis Krivosheev, vicedirettore di Amnesty International per l'Europa orientale e l'Asia centrale, ha accusato la polizia russa di non aver agito mentre “la gente con le uniformi cosacche” picchiava i manifestanti.

Il rapporto con Putin

Che i Cosacchi amino Putin lo ammettono loro stessi. Dopo gli scontri di sabato, un loro esponente avrebbe detto al sito Menduza: “Tratteremo cosi' chiunque farà problemi con Putin”. Ma il loro “aiuto” alla causa del presidente non si ferma agli oppositori: in alcune città hanno costituito delle ronde per la ricerca di immigrati clandestini. Alcuni Cosacchi sono stati accusati di blitz in gallerie d'arte e teatri accusati di mostrare materiale “blasfemo”. Mentre dei gruppi paramilitari cosacchi hanno combattuto al fianco dei separatisti russi nell'Ucraina orientale.

Ai Mondiali

Per quanto riguarda lo sport, già alle Olimpiadi di Sochi del 2014, il loro contributo alla sicurezza era stato “denunciato” da alcuni attivisti. E in vista dei Mondiali di calcio, pare che l'amministrazione di Mosca abbia stanziato oltre 200mila euro per addestrarli su come “garantire la sicurezza pubblica” negli eventi in città.

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