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Sabato, 21 Maggio 2022
Il discorso

Cosa ha detto Draghi al Parlamento europeo

Il premier rilancia l’idea di un federalismo Ue e invoca la riforma dei Trattati. I capigruppo lo elogiano, ma il Partito popolare chiude all’ipotesi di altro debito comune

All’Unione europea serve “un federalismo pragmatico” perché le sue attuali istituzioni “sono inadeguate per la realtà che ci si manifesta oggi davanti” e se tale trasformazione “richiede l’inizio di un percorso che porterà alla revisione dei Trattati, lo si abbracci con coraggio e con fiducia”. L’apertura del presidente del Consiglio Mario Draghi alla riforma del funzionamento dell’Ue è arrivata all’inizio del suo discorso alla sede di Strasburgo del Parlamento europeo. Ospite dell’Aula per il ciclo di dibattiti “This is Europe” con i leader di ciascuno Stato membro, il premier italiano è stato accolto con affetto da chi, come la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, lo ricorda ancora come il capo della Bce che salvò l’Eurozona. 

Caro bollette

Il prestigio dell’ex banchiere centrale oggi viene usato da Draghi per portare avanti l’agenda italiana in Europa, partendo dalle urgenze sul fronte del caro bollette collegato alla guerra in Ucraina. “Sin dall’inizio della crisi, l’Italia ha chiesto di mettere un tetto europeo ai prezzi del gas importato dalla Russia”, ha ricordato Draghi. “La nostra proposta - ha aggiunto - consentirebbe di utilizzare il nostro potere negoziale per ridurre i costi esorbitanti che oggi gravano sulle nostre economie. Allo stesso tempo, questa misura consentirebbe di diminuire le somme che ogni giorno inviamo al presidente Putin, e che inevitabilmente finanziano la sua campagna militare”, è stato il ragionamento espresso dal premier.

Sempre sul fronte energetico, Draghi ha ricordato che "in Italia, nei primi quattro mesi di quest’anno, il prezzo dell’elettricità è quadruplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un impatto durissimo sull’economia”. Un’emergenza di fronte alla quale “l’Italia, da sola, ha speso circa 30 miliardi di euro quest’anno”, ma “la gestione emergenziale di questi rincari ha molti limiti, primo fra tutti la sostenibilità per il bilancio pubblico”. “Il problema è sistemico e va risolto con soluzioni strutturali, che spezzino il legame tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità” e dunque “c’è bisogno di decisioni forti e immediate, a vantaggio di tutti i cittadini europei”.

Il Recovery bis

Tra le proposte in campo c’è quella di un Recovery bis, che Draghi non ha citato mai apertamente, ma si è spinto a chiedere una riedizione del fondo Sure per la cassa integrazione europea. “Lo Sure, lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza, ha concesso prestiti agli Stati membri per sostenere il mercato del lavoro”, ha ricordato il premier. 

“L’Unione Europea dovrebbe ampliarne la portata, per fornire ai Paesi che ne fanno richiesta nuovi finanziamenti per attenuare l’impatto dei rincari energetici”, come gli “interventi di riduzione delle bollette”, ma anche “il sostegno temporaneo ai salari più bassi, ad esempio con misure di decontribuzione”. “Si tratta di una misura che dovrebbe essere messa in campo in tempi molto rapidi, per permettere ai governi di intervenire subito a sostegno dell’economia”, ha concluso Draghi sul tema.

Riforma dei trattati 

Nel suo lungo discorso, il premier italiano ha anche affrontato il tema della migrazione alla luce dell’emergenza in Ucraina. “La solidarietà mostrata verso i rifugiati ucraini deve poi spingerci verso una gestione davvero europea anche dei migranti che arrivano da altri contesti di guerra e sfruttamento”, ha fatto notare il capo di Palazzo Chigi. “Più in generale, è necessario definire un meccanismo europeo efficace di gestione dei flussi migratori, che superi la logica del Trattato di Dublino” per “rafforzare e rendere davvero efficaci gli accordi di rimpatrio”, ma anche “i canali legali di ingresso nell’Unione europea”.

Il premier ha ovviamente fatto riferimento anche alla guerra in Ucraina e all’esigenza di contrastare le Russia. "L’Italia intende prendere tutte le decisioni necessarie a difendere la propria sicurezza e quella dell’Europa” appoggiando "le sanzioni che l’Unione Europea ha deciso di imporre nei confronti della Russia, anche quelle nel settore energetico. Continueremo a farlo con la stessa convinzione in futuro”, ha garantito Draghi. 

Il plauso di Weber

Le reazioni in Aula al discorso del presidente del Consiglio sono state quasi tutte di sostegno alla linea indicata da Draghi. Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo, la prima formazione dell’emiciclo, ha evidenziato che “l'Italia è il maggiore beneficiario dei fondi di Recovery e dimostra che i fondi vengono spesi bene con un'agenda di riforme”. Tuttavia il politico tedesco ha aggiunto, rivolgendosi direttamente a Draghi, che “l'Ue avrà un grande futuro solo se riusciremo a creare nuova crescita e, come banchiere centrale, sai bene che un buon futuro si basa sull'unione della crescita e non sull'unione di ulteriore debito”. “il Next Generation EU deve rappresentare nuove opportunità e non un nuovo peso per le future generazioni”, ha aggiunto Weber chiudendo a nuove emissioni di debito pubblico comune richieste pochi minuti prima dal presidente del Consiglio.

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