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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Il caso / Belgio

"L'eutanasia per depressione incurabile non viola il diritto alla vita", la sentenza di Strasburgo

Il caso di una donna di 64 anni in Belgio. Il figlio scoprì della sua morte per email e ha denunciato lo Stato. Ma la Corte europea per i diritti umani ha respinto quasi tutte le accuse

La legge del Belgio che autorizza l'eutanasia anche in caso di depressione "incurabile" non viola il diritto alla vita. È quanto si legge nella sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso di una donna belga di 64 anni, Godelieva de Troyer, che si era rivolta a una clinica specializzata per porre fine ai suoi giorni. Uno dei due figli ha scoperto della morte della madre via email e ha portato il caso davanti ai giudici di Strasburgo, sostenendo di non essere stato adeguatamente informato della decisione di procedere con la procedura.

Nella sua sentenza, la Corte ha ritenuto che né il quadro legislativo belga per l'eutanasia, né la sua applicazione in questo caso particolare abbiano violato l'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che garantisce il diritto alla vita. In Belgio, l'eutanasia è consentita non solo in caso di mali fisici incurabili, ma anche in caso di gravi malattie psichiche. I giudici hanno anche ritenuto che lo Stato abbia rispettato il diritto di de Troyer alla privacy e alla vita familiare, che è protetto dall'articolo 8 della Convenzione. "I medici avevano compiuto ogni ragionevole sforzo per assicurarsi che si mettesse in contatto con i suoi figli, pur proteggendo il suo diritto alla privacy", scrive Politico.

Secondo quanto ricostruito da La Vie, in effetti entrambi i figli di de Troyer erano stati informati della volontà della donna, sia dalla madre, sia dalla clinica. La figlia aveva espresso il suo rammarico, ma in un messaggio alla madre le aveva detto di rispettare la scelta. Tom Mortier, l'altro figlio della donna, non aveva risposto alla lettera della madre, ma si era informato con alcuni esperti dell'università in cui lavora i quali avevano escluso la possibilità che lo Stato avrebbe acconsentito all'eutanasia. 

La Commissione federale che si occupa di valutare le domande di fine vita, però, diede parere positivo. A presiedere questa commissione è Wim Distelmans, medico oncologo noto in Belgio per le sue campagne a favore dell'eutanasia. Ed è stato proprio in seguito a un incontro con Distelmans che de Troyer, sofferente di depressione cronica dall'età di 19 anni e vedova dopo la morte per suicidio del marito quando i figli erano ancora minorenni, ha deciso di procedere con l'eutanasia. Inoltre, poco prima di morire, la donna avrebbe versato 2.500 euro all'associazione pro-eutanasia di Distelmans.

Da qui i sospetti del figlio di un conflitto di interessi da parte di Distelmans: Mortier, sostenuto da Adf International, associazione religiosa che si batte contro l'eutanasia, ha prima denunciato il medico alla giustizia belga, e poi, dopo l'assoluzione dell'oncologo, si è rivolto alla Corte europea. I giudici di Strasburgo hanno dato ragione a Mortier solo su un punto, ritenendo che il governo belga non abbia esaminato adeguatamente il caso né nella revisione obbligatoria condotta dalla commissione federale per l'eutanasia, né nel corso dell'indagine penale su Distelmans. 

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