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Coronavirus, zona rossa Ue si allarga. Scuole chiuse in Belgio e Francia

Linea attendista per Germania e Paesi Bassi. Restrizioni anche in Israele e Stati Uniti. Controtendenza in Regno Unito: tutto aperto

Milioni di studenti europei dovranno stare a casa a partire da lunedì. Alla decisione italiana - presa la settimana scorsa - di chiudere scuole, asili e università si sono allineati altri Paesi dell’Unione europea, allargando di fatto la zona rossa del Vecchio Continente e mettendo pressione anche sugli Stati extra-europei per prendere provvedimenti urgenti per arginare il coronavirus. Tra questi ultimi, anche Norvegia, Stati Uniti e Israele hanno deciso di limitare i raduni di persone, l’accesso alle scuole e gli spostamenti. Colpisce invece la linea del Regno Unito, che ha scelto di tenere tutto aperto. Ma andiamo con ordine. 

Scuole chiuse

Francia e Belgio hanno comunicato ieri sera il nuovo protocollo di sicurezza. Scuole e università chiuse a partire da lunedì, vietate manifestazioni e raduni di persone, limitazioni anche sugli eventi sportivi. Emmanuel Macron, parlando ieri alla nazione, ha comunque precisato che le elezioni amministrative previste per questo mese si terranno perché “gli scienziati dicono che nulla si oppone perché i francesi anche i più vulnerabili possano andare alle urne”.

Linea attendista

Più o meno prudenti, a seconda dei punti di vista, le autorità di Germania e Spagna. Berlino ha infatti deciso di tenere le scuole aperte, almeno per il momento. Mentre dal Governo di Pedro Sanchez è arrivato il via libera alle regioni di muoversi in ordine sparso. La Comunidad di Madrid, colpita dal virus in misura superiore alle altre aree, ha deciso da giorni di chiudere scuole e atenei. Interrotti in tutto il Paese gli eventi sportivi. 

Già sotto accusa perché ritenute troppo 'blande' le misure adottate dai Paesi Bassi. Il Governo di Mark Rutte ha infatti deciso di tenere le scuole aperte e limitare gli eventi pubblici a un massimo di 100 persone. Persone anziane o malate sono invitate a restare a casa. 

Fuori dall'Ue

Tra i Paesi extra-Ue, si sottolinea l'atteggiamento di Londra in netta controtendenza con il resto del Vecchio Continente. Il premier Boris Johnson ieri ha ammesso che il coronavirus è una minaccia per gli inglesi e che “occorre prepararsi a perdere i propri cari”. Ciononostante, scuole e università resteranno aperte e nessuna restrizione verrà applicata a concerti, partite di calcio e ogni altro genere di evento pubblico. 

Meno sfrontato è l’atteggiamento degli Stati Uniti, che oltre ad aver preso la decisione di bloccare i viaggi aerei tra Usa e 26 Paesi europei, ha anche deciso di limitare alcuni eventi sportivi. Ancora in dubbio le misure sulle manifestazioni di massa, non volute soprattutto dai candidati in corsa per la Casa Bianca.

Scuole chiuse, eventi sortivi proibiti e stop ai raduni di persone è invece la linea adottata dalle autorità israeliane, che hanno applicato forti restrizioni anche ai viaggi aerei.

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