Ai Paesi ricchi oltre la metà dei vaccini Covid, quelli poveri resteranno a guardare

Circa il 60% delle forniture è stato già accaparrato da un gruppo ristretto di nazioni più sviluppate e così se in Italia e Germania ci sarà una dose per abitante, in Bangladesh solo una ogni nove

Pandemia in Bangladesh - foto Ansa EPA/MONIRUL ALAM

La divisione tra ricchi e poveri a livello mondiale sta avendo e avrà ancora effetti anche sulal risposta al coronavirus, e quando il vaccino sarà pronto ne approfitteranno soprattutto i primi, con i secondi che verranno messi in coda alla fila. È l'allarme lanciato da Oxfam in occasione dell'incontro congiunto dei ministri della Salute e delle Finanze dei Paesi del G20 sullo stato della pandemia. Secondo i calcoli della Ong un ristretto gruppo di Stati ricchi, che rappresentano appena il 13% della popolazione mondiale, ha già acquistato oltre la metà della futura fornitura dei principali vaccini anti Covid-19 che sono attualmente in fase di sviluppo.

Una denuncia, si legge in un comunicato dell'associazione, che arriva dall'analisi dei dati raccolti da Airfinity sugli accordi già firmati da alcuni Paesi con le case farmaceutiche che stanno sviluppando i 5 vaccini più promettenti, in un quadro nel quale le stesse aziende produttrici non hanno al momento la capacità di produrre abbastanza vaccini per tutti coloro che ne avranno bisogno. Anche nel caso estremamente improbabile che tutti e cinque i vaccini si rivelino efficaci, infatti più del 60% della popolazione mondiale non avrà accesso a nessun vaccino almeno fino al 2022.

"Il punto ancora più allarmante è che molto probabilmente alcune delle principali sperimentazioni in corso falliranno con la conseguenza che ancora più persone resteranno tagliate fuori", ha denunciato Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia, secondo cui "i dati disponibili rivelano un sistema profondamente ingiusto e disuguale, che non è stato corretto e che mira a proteggere monopoli e profitti delle case farmaceutiche piuttosto che garantire a tutti, tempestivamente, lo strumento principale per debellare la pandemia”. Inoltre, continua Albiani, “nonostante l'enorme stanziamento di fondi pubblici per lo sviluppo dei vaccini anti Covid-19 non sono state poste chiare condizioni alle case farmaceutiche per impedire loro di realizzare profitti massicci e del tutto ingiustificati alla luce di questa emergenza globale".

Un esempio riguarda il vaccino sviluppato da Moderna: l'azienda ha potuto contare su 2,48 miliardi di dollari di fondi pubblici e, nonostante ciò, i suoi vertici hanno dichiarato di voler massimizzare i profitti derivanti dalla vendita qualora il vaccino si dimostrasse efficace. A fronte di una capacità produttiva di solo 475 milioni di dosi, sufficiente per appena il 6% della popolazione mondiale, l'azienda ha già venduto le opzioni per tutta la sua fornitura a Paesi ricchi, a prezzi che oscillano tra 12 e 16 dollari per dose negli Stati Uniti, arrivando a circa 35 dollari per gli altri Paesi. Ma per fare un paragone se Italia, Francia, Germania e Olanda si sono già assicurate quasi una dose di vaccino per abitante, il Bangladesh soltanto una ogni nove.

Altrettanto disuguale è la disponibilità delle case farmaceutiche a mettere il vaccino a disposizione dei Paesi a basso reddito: mentre Moderna al momento si è impegnata solo verso nazioni ricche, AstraZeneca ha promesso il 66% delle dosi a paesi in via di sviluppo. Anche se questa azienda ha fatto molto per aumentare la sua capacità di produzione, stabilendo partnership e trasferendo la sua tecnologia ad altri produttori, da sola però potrebbe coprire appena il 38% del fabbisogno globale, percentuale che scende al 19% qualora fossero necessarie due dosi di vaccino per l'immunità.

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E così insieme alle tante organizzazioni dell'alleanza People's Vaccine, Oxfam lancia quindi un appello urgente ai Paesi del G20 perché sia garantito l'accesso al vaccino a tutti in ogni parte del mondo, in modo gratuito e sulla base di una distribuzione equa delle dosi, in funzione delle necessità e dei bisogni di salute pubblica. E farlo avrebbe sicuramente un costo, ma che sarebbe molto inferiore dei costi per gestire l'emergenza senza vaccino per tutti. Questo perché il costo stimato per garantire un vaccino a tutti gli abitanti della Terra è inferiore all'1%, di quanto costerà all'economia globale la pandemia stessa se dovesse continuare a lungo.

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