L'Ue: "Lanciammo l'allarme coronavirus a gennaio, ma nessun Paese rispose”

Il commissario Lenarcic torna sulle drammatiche settimane successive al focolaio di Codogno. Sulle mascherine: "Stati non furono solidali perché credevano di non avere abbastanza dispositivi di protezione"

European Union, 2020

Quando il coronavirus non era ancora arrivato in Italia e in Europa, la Commissione lanciò l’allarme sulla patologia virale, ma gli Stati membri non risposero perché “all'epoca nessuno era interessato a questa pandemia”. A ricordare le settimane precedenti ai primi focolai nel Nord Italia è stato il commissario alla Gestione delle crisi, Janez Lenarcic, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle nuove proposte di bilancio su RescEU e i programmi di aiuti umanitario finanziati dall’Unione europea.

L'allarme inascoltato

“L’Ue - prosegue l’ex diplomatico sloveno - ha attivato il suo meccanismo di crisi già in gennaio. Era il 29 gennaio quando la mia collega Stella Kyriakides e io siamo venuti in questa sala stampa per annunciarlo”. Ma “all'epoca nessuno era interessato a questa pandemia, perché in quel momento era limitata alla Cina. Abbiamo informato delle misure prese, abbiamo avvertito gli Stati membri e il pubblico sui pericoli e abbiamo chiesto agli Stati membri di prepararsi", ha spiegato Lenarcic. 

La richiesta d'aiuto dall'Italia

“L'Ue ha anticipato, ma nessuno si aspettava quello che sarebbe accaduto”, ha detto il commissario europeo mentre rispondeva alle domande dei giornalisti. A discolpa dei Governi, Lenarcic ricorda che “l'unico precedente di pandemia di questo tipo è stata l'influenza spagnola, più di 100 anni fa”. Il commissario Ue ha quindi sottolineato che l’allerta degli Stati membri è arrivata solo “a fine di febbraio”, quando “è emerso che uno Stato membro, l'Italia, aveva esaurito i materiali di protezione personale e chiesto agli altri di assistere”. “Ma non c'è stata risposta”, ha detto il commissario. 

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La chiusura alle esportazioni

La mancata risposta ha “dimostrato che anche altri Stati membri credevano di non avere abbastanza dispositivi di protezione personale”. Secondo Lenarcic, il silenzio alla richiesta dell'Italia era quindi dovuto "più a una mancanza di equipaggiamento nel resto d'Europa che a mancanza di solidarietà". Anche se, conclude, “ci sono stati altri esempi di mancanza di solidarietà, come con la chiusura unilaterale delle frontiere” o “le misure di alcuni Stati membri che hanno impedito l'esportazione di equipaggiamento medico e dispositivi di protezione individuale”.

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