Non solo Trump, anche Parigi, Berlino e Londra chiedono chiarezza alla Cina sul coronavirus

Per Macron “chiaramente sono successe cose che non sappiamo”. I ministri degli Esteri del Regno Unito e della Germania affermano che Pechino dovrà “rispondere a delle domande”

Il presidente Xi Jinping in un laboratorio cinese - foto Ansa EPA/XINHUA/JU PENG

Non è più solo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a puntare il dito contro la Cina per come ha gestito lo scoppio dell'epidemia di coronavirus, e soprattutto per come ha comunicato con il resto del mondo quello che stava accadendo. Critiche stanno arrivando da altre nazioni come Francia, Regno Unito e Germania.

Macron: "Non siamo ingenui"

In una intervista al Finacial Times, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lasciato intendere di pensare che ci siano zone oscure nella gestione dell'epidemia da parte di Pechino. "Non siamo così ingenui da dire semplicemente che hanno gestito la situazione meglio” degli altri, aggiunngendo che a suo avviso “chiaramente sono successe cose che non sappiamo".

"Domande difficili"

Ieri era stato il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, e premier de facto durante la convalescenza di Boris Johnson, da poco uscito dall'ospedale dopo un ricovero per coronavirus, che ha avvertito che, dopo la crisi, la Cina di Xi Jinping dovrà rispondere alle "domande difficili" di Londra e dei suoi alleati sulla diffusione del virus. Raab ha anche affermato che la cooperazione con Pechino non potrà "tornare ad essere come prima", non se almeno non si farà chiarezza. "Dobbiamo esaminare tutti gli aspetti, e in modo equilibrato, ma non c'è dubbio che non può continuare tutto come se nulla fosse accaduto e dovremo porre domande difficili riguardanti ogni aspetto del virus e sul perché non si sia potuto fermarlo prima", ha detto Raab.

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"Pechino sia trasparente"

Anche il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, ha detto che "ci sono domande alle quali Pechino prima o poi dovrà rispondere". Il commento è arrivato dopo la drastica correzione verso l'alto del bilancio delle vittime a Wuhan da parte delle autorità cinesi. I funzionari del Paese hanno ammesso che c'erano stati errori nel conteggio iniziale dei decessi e hanno rivisto il bilancio delle vittime a 3.869, con un aumento del 50%. In un'intervista alla Bild, il capo della diplomazia del governo di Angela Merkel ha affermato che "ovviamente è molto preoccupante" il nuovo conteggio nella zona in cui per prima era stato riconosciuta la malattia del coronavirus, e ha chiesto che Pechino "sia trasparente su quello che concerne l'origine e la diffusione della pandemia, spero in un ruolo costruttivo da parte della Cina".

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