Svezia sicura della sua strategia, elimina anche le restrizioni per anziani e vulnerabili

A loro verrà chiesto di mantenere il social distancing e di evitare gli assembramenti come a tutti. "Così potranno tornare ad avere una vita un po' più normale", ha detto l'epidemiologo di Stato

Foto Ansa EPA/Amir Nabizadeh

La Svezia, nonostante il numero dei casi di coronavirus un aumento, continua a confidare nella sua strategia soft e basata solo sulla disciplina dei cittadini. Per questo ha preso un'altra decisione destinata a far discutere: per gli over-70 e le categorie vulnerabili del Paese varranno in futuro le stesse regole e prescrizioni che sono richieste a tutti gli altri cittadini. In questo modo “potranno avere una vita un po' più normale”, ha dichiarato l'epidemiologo di Stato, Anders Tegnell.

“In pratica intendiamo mandare alle persone anziane il messaggio che non è più necessario isolarsi completamente, ma gli consigliamo, come facciamo con la popolazione in generale, di evitare i grandi raduni e di mantenere le distanze dagli altri”, ha spiegato Tegnell parlando a Bbc 4. Finora alle categorie vulnerabili veniva chiesto di limitare il più possibile ogni tipo di contatto con gli altri, evitando luoghi affollati come negozi e mezzi pubblici, e di mantenere i contati con i propri cari il più possibile solo attraverso il telefono o il computer.

Per la popolazione generale oltre alla direttiva di mantenere il social distancing nel Paese non ci sono molti divieti, sono vietati gli assembramenti di più di 50 persone (limite che sarà presto portato a 300), ma non è obbligatorio l'uso di mascherine, né all'aperto e né al chiuso, bar e ristoranti sono aperti, aperte anche le scuole e non è stato imposto nessun coprifuoco. Durante la prima ondata il numero dei casi, e soprattutto dei morti, è stato di gran lunga più alto di quello degli altri Paesi della regione, e in proporzione alla popolazione (che è di 10 milioni di abitanti circa) tra i più alti del mondo. In totale dall'inizio della pandemia ci sono stati 108,969 casi confermati e 5.930 decessi.

Ma fino ad ora la seconda ondata sembrava aver risparmiato la nazione scandinava, fino a quando da alcuni giorni i casi sono tornati ad aumentare, arrivando a 970 in un giorno, il numro più alto da giugno. Per questo sono state imposte, o meglio suggerite come sempre, regole più stringenti nella città di Uppsala, dove ci sono più contagi, e ai suoi abitanti è stato chiesto di evitare i trasporti pubblici e il contatto fisico con persone che non sono della propria famiglia, o di partecipare a feste ed eventi.

Adesso però, per evitare lo stress da isolamento che va avanti da troppo tempo, ora anche alle categorie vulnerabili si chiederanno le stesse attenzioni che si chiedono agli altri, in modo che possano uscire liberamente. Durante la prima ondata fu proprio a causa del fallimento nel proteggere gli anziani nelle case di cura che il numero dei morti fu ancora più alto, è lì che è avvenuta infatti circa la metà totale dei decessi del Paese.

“Sfortunatamente i nostri tassi di mortalità sono stati alti, tutti vorrebbero che non fossero tali e vorrei anche dire che non è una cosa che avevamo previsto. Non è affatto un rischio che abbiamo preso volontariamente o consapevolmente. So che i critici hanno detto che abbiamo in qualche modo sacrificato gli anziani in Svezia, ma questo non è assolutamente vero”, ha assicurato Tegnell.

Al momento, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, i casi di coronavirus sono saliti a 100 ogni 100mila persone per un periodo cumulativo di 14 giorni, quasi la stessa percentuale della Germania e quasi la metà di quelle dell'Italia, numeri comunque lontani da quelli dei Paesi in cui la seconda ondata sta facendo più paura: in Spagna siamo a 360, in Francia 453, in Olanda 596, in Belgio 932 e in Repubblica Ceca addirittura 1.066.

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