Covid19, il ruolo degli smartphone. E i limiti delle regole Ue sulla privacy

Raccogliere dati per tracciare i movimenti delle persone senza prima chiedere il consenso agli utenti sarebbe contrario alle norme europee in materia di riservatezza. Aziende e governi non possono bypassare le leggi, salvo casi di collaborazione volontaria

I dati sulla geolocalizzazione degli smartphone sono capaci non solo di fornire la posizione del telefono in tempo reale, ma anche di ricostruire gli spostamenti a ritroso, tornando magari indietro a quel maledetto venerdì 21 febbraio, quando iniziarono ad arrivare le informazioni sul contagio di coronavirus dalle province di Lodi e Padova. La suggestione che circola da giorni su social media e forum online di appassionati di tecnologie è che il Governo potrebbe provare a raccogliere tali dati provenienti dai terminali elettronici degli italiani per capire chi è stato nelle zone a rischio e prevenire così la circolazione del virus. Un’idea che, oltre ad essere difficile da realizzare dal punto di vista tecnico, non risulta percorribile a livello normativo

Le regole Ue 

Chi supporta l'uso di tali dati per ricostruire i movimenti delle persone esposte al virus e identificare gli altri a rischio di infezione dovrebbe sapere che il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), entrato in vigore nell'Unione europea a metà del 2018, afferma che i dati delle persone appartengono agli stessi individui e richiede il consenso di questi per qualunque tipo di raccolta ed elaborazione, compresa quella a fin di bene.

Il precedente cinese

Attivisti per il diritto alla privacy fanno notare che questo approccio, usato in Cina, sottopone le persone a un tipo di sorveglianza digitale incompatibile con le democrazie occidentali. Ciononostante, l'Italia - il Paese Ue più colpito dal coronavirus - ha approvato una legislazione di emergenza che richiede a chiunque abbia recentemente soggiornato in un'area a rischio di informare le autorità sanitarie direttamente o tramite il proprio medico. Tale intervento, salvo successivi pronunciamenti, appare conforme alle regole Ue sulla privacy, perché non prevede la raccolta forzata di dati, ma la semplice segnalazione da parte dell’individuo interessato. 

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Il metodo tedesco

Un approccio differente potrebbe essere adottato in Germania, dove è stata recentemente adottata una legislazione che consente, nei termini del Gdpr, di specificare il trattamento dei dati personali in caso di epidemia, catastrofi naturali o eventi eccezionali causati dall’uomo. Ma anche in questo caso, il monitoraggio richiederebbe il consenso delle persone a tale trattamento dei dati personali.

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