Coronavirus, rischio seconda ondata in Spagna, Balcani e Romania: “State a casa o torna il lockdown”

I casi tornano a salire in più Paesi Ue e il Governo regionale catalano reintroduce alcune regole del confinamento: stop a riunioni di 10 persone e invito a non uscire

Il Governo regionale della Catalogna ha chiesto a milioni di cittadini di “rimanere a casa” a seguito di un nuovo balzo in avanti dei casi di coronavirus. Circa quattro milioni di persone nell'area metropolitana di Barcellona sono state invitate a lasciare la propria casa solo per “ragioni essenziali”, con la chiusura anche di cinema, teatri e locali notturni. Ma oltre alla risalita dei casi nella penisola iberica, anche altri Paesi europei si trovano alle prese con una seconda ondata, che pare essere arrivata in anticipo rispetto alle attese.

Paura nei Balcani e in Europa centrale

La crescita percentuale su base settimanale dei contagi è stata particolarmente sostenuta nell'ultima settimana in Montenegro, Kosovo, Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Albania. Bielorussia, Moldova e Macedonia del Nord registrano più casi confermati di Covid-19 per milione di abitanti che l'Italia. I decessi registrati nell'area sono stati finora 19.076 (+96), di cui 9.078 in Germania, 1.952 in Romania, 1.594 in Polonia, 1.445 in Ucraina, 710 in Austria, 662 in Moldova, 595 in Ungheria. Tra il 6 luglio e il 13 luglio, il maggior aumento percentuale dei decessi totali collegati al virus è stato osservato in Montenegro (+64,3%), Kosovo (+41,5%) e Serbia (+26,4%). Da qui la chiusura ai viaggi non essenziali stabilita nell’ultima lista di Paesi extra Ue ai quali Bruxelles ha deciso di riaprire i confini, dopo una prima inclusione nell’elenco di Serbia e Montenegro. Un totale di 9.3671 casi positivi e 3.757 decessi sono stati confermati fino al 16 luglio in Slovenia, Croazia, Bulgaria, Romania e nei Balcani occidentali.

Salgono i casi in Spagna

Quanto alla Spagna, solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 628 nuovi casi positivi, la maggior parte dei quali in Aragona (253) e Catalogna (121), riferiscono le autorità sanitarie. I nuovi decessi sono 4, per un totale di 28.240 morti. La crescita dei contagi è iniziata con i dati forniti lunedì, quando i nuovi contagi erano 164. Ieri erano arrivati a 580. Da qui le nuove regole di prevenzione, che ricordano una forma ‘light’ del confinamento più severo in vigore mesi fa.

Le nuove regole

L’attività di ristoranti e bar è già soggetta a limiti di capacità interna ai locali ed è stato applicato anche il divieto generale di visitare le case di riposo degli anziani. A questi limiti, già in vigore da tempo si è aggiunto di recente il bando gli assembramenti dalle dieci persone in su. Le imprese di servizi non essenziali, secondo le nuove regole, dovranno ricevere i loro clienti su appuntamento. Questi provvedimenti, per effetto della decisione odierna, sono estesi per altre due settimane.

L'avvertimento

In una dichiarazione alla stampa, la portavoce del governo regionale catalano, Meritxell Budo, ha spiegato la necessità di “tornare indietro” sul progressivo deconfinamento in modo da non dover “tornare a un blocco totale della popolazione nelle prossime settimane”. “Se la pandemia continua su questa strada, dovremo prendere decisioni più drastiche”, ha avvertito la portavoce. “La fine dello stato di allarme non significa che la pandemia sia finita. Le persone devono rispettare tutte le misure in atto e seguire le istruzioni stabilite dalle autorità sanitarie”, ha aggiunto.

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Il confinamento finito in tribunale

Le aree della Catalogna erano già state oggetto di un secondo blocco: 160.000 persone a Lleida e le aree vicine sono di nuovo chiuse in casa da mercoledì in forza di un provvedimento regionale dal quale è nata anche una contesa legale l’amministrazione catalana e la magistratura.

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