Coronavirus, compensazioni a rischio per i voli cancellati. Ue: i confini restano aperti

Task force della Commissione europea per far fronte all’emergenza contagio. Gentiloni sull’economia: “Pronti a usare tutte le politiche a disposizione per salvaguardare la crescita”

I passeggeri che hanno subito la cancellazione del proprio volo a causa dei rischi legati al coronavirus potrebbero non avere diritto a una compensazione. La cancellazione sembra che ricadrà all’interno della nozione delle “circostanze eccezionali” che una compagnia aerea può invocare per evitare di versare al viaggiatore, oltre al rimborso del biglietto, anche una cifra compresa tra i 250 e i 600 euro, che è dovuta nei casi in cui l'annullamento venga comunicato meno di 14 giorni prima del volo. La notizia sul dibattito giuridico in atto arriva direttamente dalla commissaria europea ai Trasporti, Adina Valean, nel corso di una conferenza stampa nella sede dell'Emergnecy Response Coordination Center. L’occasione è quella della presentazione del ‘Corona response team’, una squadra di commissari Ue responsabili per i diversi dossier dell’emergenza. 

Voli cancellati e compensazioni

Molte compagnie aeree stanno cancellando i voli per l'Italia del Nord, a causa del crollo della domanda dovuto all'epidemia di Covid-19 che ha colpito alcune zone del Paese. "Sui diritti dei passeggeri nel caso di cancellazione, cosa che succede - dice Valean - il primo obbligo per le compagnie aeree è di fornire rotte alternative", la cosiddetta riprotezione, oppure "di rimborsare" il costo del biglietto. La questione della compensazione, che và oltre il rimborso del biglietto, è però "diversa", specifica la commissaria, e bisogna capire se "è provocata da circostanze eccezionali che non potevano essere evitate, anche se tutte le misure erano state prese". "C'è una discussione sul fatto se la situazione relativa al coronavirus possa ricadere in questa fattispecie", continua Valean che precisa che "la valutazione viene fatta caso per caso e in ultima analisi spetta all'autorità della Corte di Giustizia dell'Ue".

La squadra d'emergenza

A presentare la squadra è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha ripartito i compiti tra Janez Lenarcic (responsabile della gestione delle crisi), Stella Kyriakidesis (salute), Ylva Johansson (responsabile della gestione delle frontiere), Adina Valean (per la mobilità) e Paolo Gentiloni (per gli aspetti macroeconomici). “Non stiamo considerando” una chiusura di alcuni confini interni dell'area Schengen per contenere la diffusione del virus nell’Ue, ha sottolineato la von der Leyen. A chiarire invece le prospettive sui confini esteri è un portavoce dell’esecutivo Ue, il quale ha chiarito che “dalla prospettiva legale uno dei requisiti per entrare nell’aera Schengen è quello di non mettere a rischio la salute pubblica”. E dunque, precisa il portavoce, tutte le decisioni sulla chiusura dei confini esterni “dipendono dalle autorità nazionali”. 

Situazione ad alto rischio

“La Commissione europea sta lavorando su tutti i fronti per sostenere gli sforzi per affrontare l'epidemia di coronavirus”, rivendica la von der Leyen. “Ciò include - precisa - un costante coordinamento con gli Stati membri per condividere informazioni, valutare le esigenze e garantire una risposta coerente a livello di Ue”. Nel corso della conferenza stampa nella ‘emergency room’ della Commissione europea, la von der Leyen ha anche precisato che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha alzato il livello di rischio del coronavirus, dichiarandolo “alto”. “Ciò significa che il virus sta continuando a diffondersi”, commenta la numero uno dell’esecutivo Ue. 

Risposta economica

Per quanto riguarda l’economia, Gentiloni rassicura che “l’Ue è pronta a usare tutte le politiche a disposizione se e quando si riveleranno necessarie per salvaguardare la nostra crescita contro questo rischio di rallentamento”. “È il momento di essere solidali, di dare fiducia e di agire”, sottolinea con decisione l’ex premier. “È diventato chiaro - prosegue - che l’impatto nel breve periodo sull’economia cinese sarà probabilmente significativo, come indicano i dati riferiti a febbraio”. “I settori più colpiti - ricorda il politico italiano - sono quelli del turismo, dei viaggi, dei trasporti, il comparto automobilistico, ma in generale le catene di fornitura sono a rischio e il prezzo delle materie prime provenienti dalla Cina potrebbero subire sensibili aumenti”.

Le previsioni 

“Vediamo ora il materializzarsi di questi rischi - prosegue Gentiloni - ed è ancora troppo presto misurare l’impatto, ma non per questo possiamo minimizzare”. “L’idea di una rapida ripresa prevista 15 giorni fa non può essere data per scontata”, avverte, prima di ricordare le previsioni di crescita dell’Ocse “del 2,4% di crescita globale, 4,9% per la Cina e 0,8% per l’area euro”, un dato - quest’ultimo - “diverso da quanto previsto giusto qualche mese fa”, ha aggiunto Gentiloni con amarezza.

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