Coronavirus, raccolta e trasporto dei rifiuti a rischio. Interviene l’Ue

Il Covid-19 costringe la gente a restare a casa, producendo molta più spazzatura. Ma mette anche a rischio la filiera di accumulo, smistamento, riciclo o stoccaggio in discarica. Linee guida della Commissione europea per gli Stati membri

Foto Ansa - EPA/Yeshiel Panchia

La crisi del coronavirus si sta trasformando in una crisi dei rifiuti. Le milioni di persone bloccate in casa producono in media più spazzatura di prima. E tra i rifiuti non è difficile trovare mascherine, guanti o altri articoli protettivi gettati nell'immondizia che andrebbero trattati con particolare attenzione da parte degli addetti al settore in quanto potenzialmente contaminati. Rallentamenti e interruzioni dei trasporti completano un quadro di difficoltà, con il rischio che la crisi sanitaria si trasformi anche in una crisi dei rifiuti.

I rischi dovuti al Covid

I sindacati, dal canto loro, chiedono protezione aggiuntiva per i lavoratori, mentre alcuni Paesi hanno deciso unilateralmente di sospendere o ridurre il trasporto di rifiuti e i servizi di riciclaggio. L'epidemia di coronavirus sta dunque mettendo in difficoltà l’intero settore europeo che impiega circa  1,1 milioni di lavoratori. L'esperienza della Cina dimostra che è probabile che ci sia un aumento dei rifiuti medici come maschere chirurgiche e altri dispositivi di protezione. Al culmine dell'epidemia di Wuhan, la città produceva 240 tonnellate di rifiuti sanitari al giorno e il Governo di Pechino ha dovuto distribuire strutture mobili di trattamento per gestirli.

Rifiuti pericolosi

Non tutta quella spazzatura viene generata dagli ospedali. Milioni di persone indossano maschere per il viso e guanti in lattice quando escono di casa, e molti di questi rifiuti vengono gettati nei cassonetti della spazzatura. C’è inoltre il problema della normale spazzatura generata da persone in quarantena o infette, ma asintomatiche, alcune delle quali potrebbero essere potenzialmente pericolose.

L'intervento dell'Ue

La Commissione europea, per rispondere a queste problematiche, ha pubblicato un documento “di orientamento per un approccio comune” al fine di garantire la continuazione delle spedizioni di rifiuti in tutta l’Ue, nonostante le circostanze eccezionali dovute all'epidemia di coronavirus. L’esecutivo Ue raccomanda agli Stati membri di utilizzare le ‘corsie verdi’ già predisposte per assicurare il passaggio dei beni essenziali e di sostituire le scartoffie cartacee per le spedizioni di rifiuti con lo scambio elettronico di documenti. Una misura invocata da più parti al fine di evitare il più possibile ogni contatto tra persone, con il conseguente rischio di contagio. Il documento fornisce anche orientamenti alle autorità competenti negli Stati membri, agli operatori economici e a tutte le parti interessate al fine di prevenire e ridurre i possibili ostacoli ai movimenti transfrontalieri di rifiuti all'interno dell’Ue. “Gli spostamenti intra-Ue di rifiuti rappresentano un collegamento chiave nell'intera catena di approvvigionamento dalla raccolta al trattamento finale dei rifiuti e al loro utilizzo come risorsa”, si legge in una nota. 

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“In questi tempi difficili, le nostre aziende che si occupano di rifiuti continuano a fornire un servizio essenziale alla nostra società”, ha detto ieri il commissario per l'Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevicius. “La Commissione - prosegue il commissario lituano - collabora con gli Stati membri per mantenere aperte le ‘corsie verdi’ ai rifiuti, in modo tale che questi possano essere spediti senza ritardi per diventare la risorsa di un'altra industria o ottenere il trattamento più adeguato nell’Ue”.

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