Coronavirus, l’Ue si affida ai ricercatori italiani per trovare una cura

Con un fondo di quasi 50 milioni di euro, la Commissione spera di raggiungere rapidi risultati sul fronte diagnostico, della terapia e vaccinazione anti-Covid19. Un progetto beneficiario di finanziamenti europei vede la partecipazione dell’istituto Spallanzani

Foto: ANSA/ GUIDO MONTANI / DBA

Lavorare sull’emergenza, ma anche investire sulla ricerca. La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di altri 37,5 milioni di euro, che andranno ad aggiungersi ad altri 10 milioni già destinati in precedenza alla ricerca sulle malattie, per lo studio “sullo sviluppo di vaccini per il Covid-19, sulla cura e la diagnostica di tale virus”. Un impegno, quello dell’esecutivo Ue, che permette di mobilitare un totale di 47,5 milioni per contrastare l’epidemia ed evitare che sistema sanitario europeo si trovi a dover affrontare per un periodo troppo lungo questa fase di emergenza. 

Gli obiettivi dei ricercatori

Tra i nodi da sciogliere nella lotta al virus non c’è solo il tanto desiderato vaccino, ma anche lo sviluppo di un metodo diagnostico più rapido ed economico degli attuali tamponi e di una cura efficace per debellare il corona nei pazienti positivi che presentano sintomi, senza dover ricorre ai reparti di terapia intensiva. La chiave per arrivare a questi risultati è la conoscenza del virus, motivo per cui il progetto italiano Exscalate4CoV, che ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro del fondo, metterà a disposizione della ricerca una “biblioteca chimica” di 500 miliardi di molecole.

Il progetto italiano

Il progetto è coordinato da un consorzio pubblico-privato guidato da Dompè farmaceutici e mira a contrastare il coronavirus, sfruttando le potenzialità di supercalcolo integrate con le migliori competenze scientifiche per fronteggiare al meglio, e in tempi rapidi, situazioni di pandemia di interesse sovranazionale. Fulcro del progetto è il sistema di supercalcolo Exscalate (EXaSCale smArt pLatform Against paThogEns), ritenuto più performanti a livello globale grazie alla sua "biblioteca chimica" di 500 miliardi di molecole, in grado di valutare di più di tre milioni di molecole al secondo. Obiettivo del progetto è quello di individuare i farmaci più sicuri e promettenti per il trattamento immediato della popolazione già infetta a cui seguirà l'individuazione di molecole capaci di inibire la patogenesi del coronavirus per contrastare i contagi futuri.

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Anche lo Spallanzani tra gli istituti coinvolti

Il consorzio raggruppa realtà quali il Politecnico di Milano (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria), il Consorzio Interuniversitario Cineca (Supercomputing Innovation and Applications), l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze Farmaceutiche), l’Università Federico II di Napoli, l’Università degli Studi di Cagliari, l’Istituto Nazionale Di Fisica Nucleare (Infn), l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e Chelonia Applied Science.

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