Coronavirus, polemica nel Regno Unito: morti nelle case di riposo non conteggiati

Finora i dati diffusi dal governo riguardavano solo i casi accertati con test e avvenuti negli ospedali. Ma a questi ne vanno aggiunti almeno altri 406 secondo l'ufficio nazionale di statistiche

Foto Ansa EPA/Enric Fontcuberta

Le morti da Covid-19 nel Regno Unito sono sottostimate del 15 per cento e non tengono conto dei decessi che sono avvenuti nelle case di cura per anziani.

Numeri più alti

Dopo che allarmi del genere sono stati lanciati in altri Paese come il Belgio o la Spagna dove alcuni media hanno denunciato addirittura che i cadaveri di alcuni anziani fossero stati trovati dall'esercito abbandonati nelle loro stanze. Ora la tragica realtà dell'alta mortalità tra gli anziani negli ospizi, emerge dai dati pubblicati dall'Office for National Statistics (Ons), che sembrano confermare le informazioni diffuse in questi giorni da alcune associazioni. Se si paragona la settimana conclusasi il 27 marzo con quella conclusasi il 3 aprile, appare che i decessi da coronavirus registrati nelle case di cura in Inghilterra e Galles sono stati rispettivamente 20 e 217. Una crescita di quasi 10 volte. E tuttavia, questi dati non vengono inseriti nei bollettini ufficiali, che tengono conto solamente dei decessi avvenuti in ospedale, dove ai malati vengono fatti i tamponi, e che stando agli ultimi rilevamenti sarebbero stati 11.329 su un totale di 88,621 casi accertati.

Decessi fuori dagli ospedali

Ai dati degli ospedali e delle case di cura per anziani, sottolineano i media britannici, andrebbero poi aggiunti quelli dei decessi da Covid-19 avvenuti nelle abitazioni private, portando così il totale delle vittime ad una cifra che oscilla tra il 10% e il 15% in più di quella attuale. L'ultima stima dell'Ons, diffusa oggi e aggiornata al 3 aprile per Inghilterra e Galles, riporta 406 decessi da sommare ai 3.716 contati fino a quel giorno negli ospedali degli stessi territori: 217 in case di cura, 33 in case di riposo, 136 in case private, 3 in ricoveri comunali e 17 "altrove". La medesima statistica rileva inoltre come un quinto delle morti registrate in Inghilterra e Galles dall'inizio della epidemia al 3 aprile sia collegabile al Covid-19, rapporto che s'impenna quasi alla metà del totale a Londra. I numeri potrebbero essere ancora più alti.

L'allarme delle associazioni

Il Guardian cita i dati di due delle maggiori società britanniche di gestione di case di riposo e cura che indicano un numero di 521 morti complessivi legati direttamente o indirettamente al Covid-19 nelle loro strutture sparse per l'isola registrati nelle ultime settimane. Si tratta della C-One, che gestisce circa 350 strutture e nelle quali ha riferito che ci sono state 311 morti per Covid-19 confermato o sospetto, e MHA, un operatore di beneficenza che ha affermato che ci sono stati 210 morti nelle sue 131 case, con focolai in circa la metà di queste.

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"Per loro gli anziani non contano"

I dati dell'Ons hanno suscitato l'immediata reazione dell'associazione per la tutela degli anziani Age UK. "Le cifre attuali stanno cancellando le persone più anziane, come se non contassero nulla", ha denunciato la direttrice Caroline Abrahams. La Care Quality Commission, l'ente regolatore inglese per le case di cura ha annunciato che da questa settimana inizierà a registrare i decessi da Covid-19 all'interno delle strutture per anziani.

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