Domenica, 25 Luglio 2021
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In Svezia è record di decessi: superati i 10mila. Il governo in calo di consensi

Dall'inizio della pandemia nelle vicine Norvegia e Finlandia sono morte solo 511 e 616 persone. L'esecutivo si è dotato di maggiori poteri per imporre la linea dura ma non sembra intenzionato a usarli

Passeggeri alla stazione di Malmo - foto Ansa EPA/Johan Nilsson

La Svezia ha superato i 10mila morti a causa della pandemia di coronavirus dopo che l'ultimo bollettino ha fatto registrare il numero record di 351 decessi nel Paese di circa 10 mlioni di abitanti. I nuovi casi registrati sono stati 6.580, una tendenza al ribasso rispetto ai dati della fine di dicembre. La funzionario dell'agenzia di sanità pubblica, Karin Tegmark Wisell, ha dichiarato in una conferenza stampa che mentre il numero di nuovi casi ha mostrato alcuni segni di essersi stabilizzato, il bilancio delle vittime continuerà a salire. “Ci aspettiamo purtroppo che l'aumento continui visto l'elevato livello di contagio nel Paese”, ha detto. Le autorità hanno affermato che la situazione è ancora difficile nel sistema sanitario di tutto il Paese, con poche eccezioni in cui si è verificato un miglioramento. Al momento circa il 20% dei letti di terapia intensiva della nazione sono ancora disponibili, sebbene la situazione vari a seconda delle regioni.

La strategia soft

La Svezia ha fatto molto discutere per la sua strategia soft basata quasi esclusivamente sul buon senso dei cittadini. Nel Paese le restrizioni sono state minime, non sono mai state rese obbligatorie le mascherine (al momento sono solo consigliate nei mezzi pubblici nelle ore di punta), i ristoranti e i bar sono rimasti aperti (il massimo numero di commensali è stato però ora portato a quattro), così come le scuole per gran parte dell'emergenza. Ultimamente però il governo ha deciso di dotarsi di maggiori poteri e il Parlamento ha approvato un disegno di legge che consente all'esecutivo di usare maggiormente il pugno duro e poter disporre limitazione del numero di persone ammesse nei centri commerciali, nei negozi, nei mezzi pubblici e in altri negozi, o come ultima risorsa addirittura sulla chiusura totale delle attività o le limitazioni del trasporto pubblico. Ma al momento non è ancora stato usato e l'unico cambiamento visibile è la nuova regola che obbliga i titolari di attività commerciali ad affiggere cartelli sulle loro porte che indicano quanti visitatori sono ammessi. Ogni visitatore dovrebbe avere 10 metri quadrati di spazio, ma poche attività sembrano contare quante persone entrano e i controlli delle autorità locali sono stati pochissimi. È stata poi prolungato il divieto di vendere alcolici dopo le otto di sera, misura che ha scatenato le proteste dei ristoratori.

Alto numero di decessi

Se la strategia soft ha sicuramente aiutato a vivere una situazione il più possibile simile alla normalità, l'impressione è che di certo non abbia aiutato a ridurre il numero delle vittime guardando ai numeri. Il tasso di mortalità pro capite in Svezia è di gran lunga superiore a quello dei suoi vicini nordici anche se comunque inferiore a quello di diversi Stati europei che hanno optato per i blocchi come l'Italia o il Belgio. Nelle vicine Norvegia e Finlandia, due Paesi con circa cinque milioni di abitanti, dall'inizio della pandemia sono morte soltanto rispettivamente 511 e 616 persone, cifre bassissime soprattutto se paragonate agli oltre 10mila morti svedesi. E questa differenza sta contribuendo a far scendere il governo nei consensi popolari.

Popolarità del governo in calo

Un sondaggio questa settimana ha mostrato che i socialdemocratici del primo ministro Stefan Löfven hanno perso il primato dei consensi nel Paese all'inizio di gennaio dopo che il tasso di mortalità per Covid-19 è aumentato e le raccomandazioni per combattere la diffusione della malattia sono state violate da una serie di membri del governo, tra cui lo stesso premier. L'opposizione democristiana ha puntato il dito contro la strategia del governo, ritenuta la causa della situazione, e la leader del partito Ebba Busch ha accusato l'esecutivo di aver deliberatamente scelto la strategia dell'immunità di gregge, a discapito della salvaguardia delle vite umane. "Che non osi ammettere questi errori ora, quando il tasso di mortalità è così alto, è per me incomprensibile", ha detto ai giornalisti. Ma Löfven ha negato le accuse e ha assicurato che il governo non ha "mai pensato di consentire l'aumento dei tassi di infezione come una sorta di soluzione". Una strategia che è sempre stata negata anche dall'epidemiologo svedese Anders Tegnell, il responsabile della risposta alla pandemia.

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