Dopo la Pasqua timori per il Ramadan. Oms: "Pregate a casa"

Allarme in Pakistan e Bangladesh, dove le moschee venerdì scorso erano affollate come di consueto. Appello del leader religioso Shukri Mohamad: "Proteggiamo le nostre vite"

Non sarà un Ramadan come gli altri per i musulmani sparsi in tutto il mondo, costretti ad osservare le regole sul confinamento e sul distanziamento sociale imposte dal coronavirus. La principale festività della religione islamica, che prevede il digiuno dall’alba al tramonto, è cominciata venerdì scorso con l’Hilal, che rappresenta l’inizio del nono mese dell’anno secondo il calendario islamico basato sui movimenti della Luna. Il mese sacro prevede anche una serie di riunioni spirituali e raduni, messi a dura prova all’epoca del Covid-19 e che, se osservati alla lettera, metterebbero a rischio la salute stessa di milioni di persone. 

Moschee chiuse anche dopo il tramonto

Le restrizioni imposte nella maggior parte dei Paesi costringono le moschee a rimanere chiuse anche dopo l’iftar, il pasto quotidiano che rompe il digiuno. Un momento solitamente amichevole e festivo, che quest’anno non potrà essere condiviso - come di consueto - con l’intera famiglia o tra vicini di casa. L’Oms ha infatti chiesto ai circa 1,8 miliardi di musulmani nel mondo di osservare le prescrizioni di sicurezza e di salute pubblica, trascorrendo - se necessario - l’intero Ramadan in casa.

Allarme in Pakistan e Bangladesh

Anche in Indonesia, il più grande Paese musulmano del mondo, si preannuncia un Ramadan in sordina, dal momento fedeli sono stati invitati a rimanere a casa dalle stesse autorità religiose. Lo stesso non può dirsi per tante altre zone dell’Asia, il continente dove risiede il più alto numero di islamici. Altri leader religiosi si sono infatti rifiutati di rispettare le restrizioni dovute alla pandemia, invitando i fedeli a osservare tutti i riti e le usanze religiose. Venerdì scorso le moschee pachistane erano affollate come all’inizio di ogni Ramadan, con i fedeli seduti fianco a fianco, ignorando il distanziamento sociale. Stesse scene, riportano agenzie di stampa internazionali, si sono viste in Bangladesh.

L'esempio malese

Situazione opposta in Malesia, altro Paese a prevalenza islamica, dove il Governo ha esteso fino a metà maggio le misure di confinamento. Mohamad Shukri Mohamad, la più alta autorità religiosa della regione malese di Kelantan, l’area più conservatrice del Paese, ha deciso di evitare le preghiere collettive e i pasti in famiglia anche se per lui significa non vedere i suoi sei figli e 18 nipoti . “È la prima volta nella mia vita che non sono stato in grado di andare alla moschea", ha detto all’agenzia Afp. “Ma lo accettiamo e seguiamo misure di allontanamento sociale per proteggere le nostre vite”.

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