Il Covid-19 non ferma la Brexit, Londra: “Non prorogheremo il periodo di transizione”

Il capo dei negoziatori di Bruxelles, Barnier, ha accusato Londra di “rallentare” le trattative. Ma Downing Street lamenta: “Ci offrono un accordo inferiore a quello offerto ad altri Paesi”

Neanche la pandemia di coronavirus, e le sue pesanti conseguenze economiche, potrà fermare la Brexit con il governo britannico che è determinato a portarla avanti senza prolungare per l'ennesima volta i tempi.

Accuse reciproche

Dopo una settimana di negoziati, condotti in videoconferenza, le discussioni sembrano ad un moento di stallo, una cosa che ormai non stupisce più nessuno, essendo lo scambio di accuse reciproche il modus operandi a cui sia Londra che Bruxelles ci hanno abituato negli ultimi anni. Oggi è stato il capo negoziatore dell'Ue per a Brexit, Michel Barnier, a dare il via al blaming game. “Il Regno Unito non può rifiutarsi di prolungare la fase di transizione e rallentare i negoziati”, ha attaccato in una conferenza stampa on line da Bruxelles.

Il periodo di transizione

L'uscita del Regno Unito dall'Unione è diventata effettiva lo scorso 31 gennaio, ma fino alla fine dell'anno il Paese resta in un periodo di transizione che dovrebbe servire a portare a termine i negoziati sui futuri rapporti economici tra la Gran Bretagna e il blocco europeo. Questo periodo di transizione potrebbe essere prolungato, ma serve una richiesta del governo di Boris Johnson entro il 30 giugno, e in tanti pensano che sarebbe una cosa sensata da fare visto che all'inizio dell'anno prossimo gli Stati saranno ancora alle prese con le conseguenze della pandemia di Covid-19 e l'economia su entrambe le sponde della Manica sarà con ogni probabilità in preda ad una profonda recessione.

La Brexit va avanti

Sul punto però oggi il Segretario di Stato britannico ai Trasporti, durante la quotidiana conferenza per l'aggiornamento sull'epidemia di coronavirus, è stato molto chiaro. “Il nostro Paese non solo ha votato la Brexit, io no ma il Paese lo ha fatto, ma ha anche confermato questa volontà nelle elezioni generali votando per un manifesto che diceva che non avremmo allungato la transizione, e per questo non cambieremo idea, il periodo di transizione finirà alla fine dell'anno”, ha detto Grant Shapps, che nel referendum del 2016 sostenne il Remain.

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Accordo "inferiore"

Per la Brexit "economica" che farà seguito a quella "politica, non possiamo accettare di fare progressi solo su alcune materie: servono progressi su tutte le materie in parallelo", ha avvertito però Barnier. Poco prima che Shapps parlasse, in un comunicato stampa Downing Street aveva accusato a sua volta Bruxelles di offrirle un accordo "di gran lunga inferiore" a quelli firmati in passato con altri Paesi e ha evidenziato "significative divergenze di principi" su temi come la pesca o la concorrenza. Il Regno Unito è "determinato" a trovare un accordo di libero scambio post-Brexit con l'Unione europea, malgrado restino "significative divergenze" si legge nella nota, secondo cui "ora dobbiamo andare avanti in modo costruttivo. Il Regno Unito rimane determinato a trovare un compromesso basato su un accordo di libero scambio".

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