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Foto Ansa  EPA/RONALD WITTEK

Foto Ansa EPA/RONALD WITTEK

Siamo rimasti bloccati a Londra, non nel Nagorno-Karabakh. Non ci lamentiamo su

Passare il Natale lontano dalla propria famiglia non fa piacere a nessuno, ma non è neanche la fine del mondo. Chiedere voli speciali per rimpatriare i nostri compatrioti è semplicemente ridicolo

Per gli italiani nel Regno Unito la scoperta del ceppo mutato del coronavirus e il conseguente blocco di tutti i voli diretti in Italia è stata la degna conclusione di un anno di merda (scusate l'espressione, ma nel 2020 tutto è concesso). Il mio volo era previsto per le sei di ieri mattina da Londra Stansted, e visto che era operato dalla Ryanair ho sperato fino all'ultimo che partisse (che di solito Michael O'Leary per non perdere i soldi fa volare gli aerei anche nel mezzo di una guerra nucleare o con l'hostess al posto del pilota se quest'ultimo è malato). Stavolta no, la situazione era grave, e i voli sono rimasti tutti a terra.

La notizia ovviamente ha mandato nello sconforto me e la mia famiglia, mia madre soprattutto, che dopo mesi di stress dovuto a questa maledetta pandemia (uno stress ancora maggiore per lei, medico di base), sperava di poter vivere un po' di normalità, di stare con tutti e tre i suoi figli almeno a Natale. Come accade ogni Natale dal giorno in cui siamo nati. Quest'anno no, per colpa del coronavirus per la prima volta nella nostra vita dovremo stare lontani. Ma insomma, sopravviverò e sopravviveranno i miei genitori e le mie sorelle. Non mi sembra il caso di farne un dramma. Ed è infatti assurdo tutto questo polverone che come al solito noi italiani dobbiamo sollevare.

“Che delusione, siamo stati abbandonati come i cani”, “siamo bloccati in aeroporto senza sapere se potremo partire, è uno schifo”, “qui nessuno ci aiuta, gli inglesi sono dei cattivoni”, sono alcune delle frasi che imperversano nelle interviste pubblicate su varie testate (l'ultima non è proprio stata mai pronunciata così, ma quasi). Ovviamente sono nati subito anche dei gruppi Facebook, come “Azione collettiva italiani bloccati in Gran Bretagna”, perché diamine, se non ti ribelli su Facebook oggi non sei nessuno (anche Che Guevara se fosse ancora vivo sarebbe un blogger o un influencer).

Ovviamente sono partite le richieste al governo di organizzare voli speciali per salvarci dalla tragedia, come se fossimo bloccati nel Nagorno-Karabakh conteso da Armenia e Azerbaigian e rischiassimo di essere decapitati da qualche miliziano dell'Isis inviato da Recep Tayyip Erdogan, quelli mandati a uccidere gli indipendentisti armeni nell'indifferenza del mondo. Come faremo senza il cappone ripieno? Il baccalà fritto, l'insalata di rinforzo. Saremo costretti a mangiare fish and chips. Ma non è rimasto un po' di cuore ai nostri governanti? Qualcuno faccia qualcosa Dio santo!

Io non voglio abbandonarmi alla retorica del “lo dobbiamo fare per il bene dei nostri cari. Potremmo portare il virus mutato e uccidere i nostri nonni”. Innanzitutto perché se avessimo un protocollo serio di test e tracciamento e fossimo tanto responsabili da rispettarlo e non violarlo, potremmo viaggiare in sicurezza anche durante la pandemia (lo dice l'Ecdc, non lo dico io). Poi perché (e perdonatemi se faccio il virologo da social network laureato all'università della strada), ma davvero qualcuno crede che sto ceppo mutato sia solo a Londra e sia possibile isolarlo ormai? Dai su, non c'è bisogno di intervistare le nostre star della virologia (che ormai imperversano quotidianamente su tutti i giornali) per capire che tra un paio di settimane massimo questa nuova variante sarà già fuori controllo.

In ogni caso questo è stato deciso, e non solo dall'Italia, da mezzo mondo. Non si viaggia per un po'. Basta, atteniamoci alla decisione sperando serva almeno a qualcosa. Stiamo vivendo un'emergenza mai vista nella nostra vita e insomma, possiamo anche fare il piccolo sacrifico di rinunciare al Natale in famiglia senza tante storie. In via precauzionale ci è stato chiesto di restare a Londra. A Londra. Ripetiamolo ancora: Londra. Una delle città più belle del mondo, non in Etiopia dove infervora la guerra civile. Sopravviveremo. (E comunque il fish and chips a me piace)

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