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Foto ANSA-EPA/FILIPPO ATTILI

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Mes, perché Conte potrebbe essere costretto a cambiare idea

I piani ambiziosi della Commissione potrebbero richiedere mesi di negoziati prima di vedere la luce. E il fattore tempo gioca a favore del Meccanismo di stabilità, che l’Eurogruppo ha promesso di attivare in poche settimane

Pochi, maledetti e subito. Nonostante le divisioni tra politici e osservatori sulla soluzione che permetterà all’Italia e agli altri Paesi Ue colpiti dalla crisi di vedere la luce in fondo al tunnel, quasi tutti sembrano concordare su un punto. Ovvero che quei circa 37 miliardi che il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) potrebbe erogare all’Italia senza condizioni non saranno sufficienti a uscire dalla crisi, e forse nemmeno a far fronte a tutte le spese extra dovute alla pandemia e ai costi della quarantena. Ciononostante, quello del Mes sembra essere l’unico sostegno che verrà messo a disposizione dell’Italia a partire dal primo semestre del 2020, finora un annus horribilis sotto tanti aspetti. 

Un prestito a tasso vantaggioso

Ecco perché Giuseppe Conte, nonostante la battaglia intrapresa ai tavoli europei, potrebbe cambiare idea sul tanto bistrattato Mes, che nelle prossime settimane potrebbe rivelarsi come l’unico strumento Ue capace di trasferire subito soldi ‘freschi’ nelle casse pubbliche italiane, anche se a titolo di prestito. L’Italia potrebbe, infatti, rendere quanto ricevuto a un tasso molto più vantaggioso rispetto a quanto paga normalmente reperendo risorse sul mercato (la forbice tra i due tassi sarebbe superiore all'1%). E, soprattutto, gli altri strumenti e fondi promessi dall’Ue potrebbero arrivare troppo tardi

I tempi lunghi del "piano Marshall europeo" 

Tanto il meccanismo di cassa integrazione europea, meglio noto come Sure, quanto il recovery fund, annunciato come “il piano Marshall europeo” sono ancora in fase di gestazione. Nella riunione del Consiglio europeo di domani ci si aspetta una proposta della Commissione in merito al rapporto tra questi strumenti, soprattutto il recovery fund, e il quadro finanziario pluriennale (Qfp). Trattatasi, in altre parole, del bilancio Ue dei prossimi sette anni all’interno del quale potrebbe essere compreso o meno il recovery fund, un maxi-piano di aiuti e investimenti mirati a uscire dalla crisi.

Una trattativa complicata

Qualora la Commissione dovesse decidere di includere il recovery fund nel bilancio Ue, l’intero dossier andrebbe trattato prima coi Governi europei e quindi con l’Eurocamera, che ha congelato i negoziati dopo i contrasti con il Consiglio minaccia da mesi di mettere il veto sull'intero Qfp per la “scarsa ambizione” dei Paesi membri, restii a stanziare risorse nazionali nel bilancio comunitario. 

Mes attivo in due settimane

Il Mes, invece, potrebbe essere disponibile già dalle prossime settimane. “Con un mandato dei leader, ci impegneremo a rendere questo strumento disponibile entro due settimane, nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali”, hanno assicurato i ministri delle Finanze nel corso dell’ultima riunione dell’Eurogruppo. E come in tutte le crisi, il fattore tempo potrebbe rivelarsi determinante nel convincere i Governi - a partire da quello italiano - a preferire il Mes sugli altri strumenti. 

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