Corbyn, premier mancato che voleva aiutare medici e vulnerabili ben prima del coronavirus

Johnson sta mettendo in campo tante delle misure che il laburista chiedeva da tempo. E nel suo ultimo discorso da leader ai Comuni Jeremy si è chiesto: "In una crisi come questa di chi possiamo fare a meno? Degli addetti alle pulizie o dei grandi manager?"

Mercoledì, l'ultimo giorno di lavoro per la Camera dei Comuni prima della lunga chiusura in vista della Pasqua, Jeremy Corbyn ha rappresentato il Labour come suo leader per l'ultima volta in Aula. Quando Westminster riaprirà i battenti il partito avrà ormai scelto il nuovo segretario, che con ogni probabilità sarà Keir Starmer.

Il 70enne socialista britannico, nel suo intervento ha voluto fare un tributo alla classe lavoratrice, quella a cui ha dedicato tutta la propria vita e carriera politica. Parlando della pandemia di coronavirus ha sottolineato che “questa crisi ci ricorda quanto profondamente dipendiamo gli uni dagli altri”, che “nessuno di noi è un'isola e si fa da solo”. Tra le varie categorie a cui ha voluto fare un tributo, oltre ai medici e agli infermieri, Corbyn ha voluto fare una “menzione speciale” a quei lavoratori che sono solitamente “ignorati, dimenticati e definiti poco qualificati: gli addetti alle pulizie”.

Proprio in particolare a loro, oltre ovviamente ai medici, gli infermieri, gli agenti di polizia, e tutte le categoria in prima linea nella lotta alla malattia. “Gli addetti alle pulizie in tutto il Paese e in questo stesso edificio stanno facendo del loro meglio per tenere i luoghi in cui viviamo puliti e sicuri”. Jeremy “il rosso” ha ricordato come “lavori che non celebriamo mai, sono assolutamente essenziali per la nostra società”. Tra loro ha citato anche gli impiegati dei supermercati che ad esempio riempiono gli scaffali ogni giorno, e gli autisti delle consegne. E poi si è chiesto: “Di chi possiamo fare a meno e di chi no in una crisi come questa, dei netturbini o dei manager di aziende finanziarie miliardarie?”.

Il motto del partito, con lui alla guida, è diventato “For the many, not the few”. Per i tanti (i lavoratori, le classi subalterne), non per i pochi (i privilegiati, i manager e i ricchi imprenditori), e a questo motto Corbyn è rimasto fedele fino all'ultimo. E ora che la pandemia di coronavirus sta colpendo con forza il Regno Unito, ironia della sorte, il premier Boris Johnson sta mettendo in campo molte delle misure che Corbyn ha predicato da sempre, a partire da quella fondamentale in tempi come quelli che viviamo: più soldi per la sanità pubblica. Con le misure che ha preso ora sembra un socialista anche Johnson che, nel lontano 2002, da semplice deputato, chiedeva di rompere il dominio “monolitico e monopolistico” dell'Nhs, la sanità pubblica.

La stessa sanità pubblica per aiutare la quale ha ora Boris dovuto chiedere il sostegno del privato, stipulando un patto per una cifra che al momento non è ancora nota. Il bilancio dell'Nhs dal 1949 non era mai stato tagliato, anzi è stato sempre aumentato, tranne nel periodo dal 2010 al 2018 quando i Tory hanno fatto cadere la scura dell'austerità anche sulla sanità. Da allora i letti negli ospedali si sono ridotti di 17mila unità. Lo scorso novembre alla richiesta di 50mila nuovi infermieri hanno risposto solo in 20mila. Il lavoro non viene ritenuto più conveniente, per condizioni di lavoro e stipendi, per non parlare poi del fatto che quello degli infermieri è uno dei settori con la più alta percentuale di impiegati europei, gli stessi che non si sentono più i benvenuti con la Brexit.

Mentre Johnson urlava che bisognava riprendere il controllo del Regno Unito era Corbyn che implorava di sostenere la sanità e aumentare la spesa pubblica. “Quando io chiedevo più spesa mi hanno attaccato”, ha detto palando con Sky. Una magra consolazione. Certo i tempi ora sono diversi, e misure eccezionali sarebbero comunque dovute essere prese per combattere la pandemia, ma se l'Nhs fosse stato in migliore salute sarebbe stato tutto ovviamente più semplice. Era il Labour che chiedeva nel suo manifesto alle scorse elezioni di aumentare la spesa per il servizio sanitario nazionale del 4,3 per cento all'anno. Gran parte di questo denaro extra era destinato a coprire i 106mila posti vacanti del personale e investire in nuovi edifici, attrezzature e formazione per medici e infermieri. Era il Labour che chiedeva servizi gratuiti di sostegno agli anziani e tante altre politiche di aiuto per le parti più vulnerabili della società (qui le riassume l'Independent).

Ma tutte queste cose verranno forse dimenticate presto, e se Johnson vincerà la sua battaglia contro l'epidemia, mantenendo a un livello basso il numero dei morti e non colpendo troppo l'economia, ai Conservatori verranno probabilmente perdonati tutti gli sbagli del passato. Lo stesso premier, nel question time ai Comuni, ha reso omaggio a Corbyn, che ha stracciato alle elezioni dello scorso dicembre. “Potremmo non essere d'accordo su tutto, ma nessuno può dubitare della sua sincerità e determinazione nel voler costruire una società migliore”. Corbyn ha ringraziato il primo ministro, ma ha sottolineato che non si sarebbe ritirato dalla politica in prima linea: “La mia voce non si silenzierà, andrò in giro, farò campagne, discuterò e chiederò giustizia per la gente di questo Paese e, anzi, per quella di tutto il mondo”.

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