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Manifestazione di Black Lives Matter a Londra - Foto Ansa Tolga Akmen / AFP

Manifestazione di Black Lives Matter a Londra - Foto Ansa Tolga Akmen / AFP

Lockdown 'razzista', in Ue discriminazioni da parte della polizia nel farlo rispettare

La denuncia di Amnesty Internationa secondo cui le minoranze etniche sono state colpite in maniera "sproporzionata" da controlli, quarantene e multe. In Italia presi di mira anche i senzatetto

Nel far rispettare il lockdown dovuto alla pandemia di coronavirus la polizia in Europa ha mostrato un razzismo sistematico “prendendo di mira in maniera sproporzionata minoranze etniche e gruppi marginalizzati con violenze, controlli dell'identità discriminatori, quarantene forzate e multe”.

Il report

È la denuncia che arriva, nel mezzo dell'esplosione a livello mondiale del movimento Black Lives Matter, da Amnesty Intenational che nel report “Sorvegliare la pandemia. Violazioni dei diritti umani nell’applicazione delle misure anti covid-19 in Europa” ha analizzato i comportamenti delle forze dell'ordine in 12 Stati membri tra cui l'Italia e ha rilevato un “modello inquietante di pregiudizio razziale che è collegato alle preoccupazioni sul razzismo istituzionale all'interno delle forze di polizia”.

Senzatetto multati

Nel nostro Paese, ad esempio, la Ong denuncia che in almeno 17 casi sono stati multati dei senzatetto perché non erano in grado di rispettare le misure relative all'autoisolamento e alle restrizioni alla circolazione per il fatto di non avere una casa. Altre dozzine sono stati multati da funzionari delle forze dell'ordine in Francia, Spagna e Regno Unito, altri tre Paesi presi in esame dallo studio che ha analizzato anche la situazione in Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Serbia, Slovacchia, Romania e Spagna.

Più perquisizioni alle minoranze entiche

Nel Regno Unito la polizia di Londra ha registrato un aumento del 22% nella pratica dello Stop and search, le perquisizioni per strada, tra marzo e aprile 2020. Durante quel periodo la percentuale di neri che sono stati perquisiti è aumentata di quasi un terzo. In Francia coprifuochi locali sono stati imposti soprattutto nelle aree dove vivono comunità nere, asiatiche e di altre minoranze etniche. “La violenza della polizia e le preoccupazioni sul razzismo istituzionale non sono nuove, ma la pandemia di Covid-19 e l'applicazione coercitiva dei lockdown hanno rivelato quanto siano prevalenti. Le triplici minacce di discriminazione, uso illecito della forza e impunità della polizia devono essere affrontate con urgenza in Europa”, è statala denuncia di Marco Perolini, ricercatore di Amnesty per l'Europa Occidentale.

Rom isolati

Alcuni degli esempi più eclatanti riguardano la comunità rom. In Bulgaria e Slovacchia i governi, denuncia l'associazione, hanno introdotto quarantene obbligatorie negli insediamenti rom. In Slovacchia hanno anche incaricato i militari di farle rispettare. In Bulgaria oltre 50mila rom sono stati tagliati fuori dal resto del Paese e hanno subito gravi carenze alimentari. Un sondaggio ha mostrato che il loro reddito medio è diminuito del 61% tra marzo e maggio 2020. A Burgas, le autorità hanno utilizzato droni con sensori termici per misurare da remoto la temperatura dei residenti negli insediamenti rom e anche i loro movimenti. Allo stesso modo, nella città di Yambol, le autorità hanno usato gli aerei per "disinfettare" un quartiere rom in cui c'era stato un focolaio di coronavirus.

Migranti e rifugiati

Ad essere presi di mira sono stati anche i campi di accoglienza di migranti e rifugiati che in Germania, Cipro e Serbia hanno subito quarantene selettive e in Francia e Grecia addirittura sgomberi. In Serbia ad esempio le autorità hanno imposto un regime speciale di rigorosa quarantena obbligatoria per l'intera giornata, senza quindi possibilità di uscire, e ha inviato i militari per monitorare il coprifuoco. “Gli Stati devono smettere di imporre quarantene discriminatorie e sgomberare rom, rifugiati e migranti da insediamenti e campi informali. Devono invece salvaguardare il diritto all'alloggio e alla salute di tutti”, ha chiesto un'altra ricercatrice dell'associazione, Barbora ?ernušáková.

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