"Il vaccino? Potrebbe non arrivare mai", Boris Johnson lancia l'allarme

Il premier britannico ha ricordato che dopo 18 anni non esiste ancora un vaccino per la Sars. Il consigliere scientifico di Londra: "Non ci sono garanzie, ma stiamo facendo progressi"

Boris Johnson - EPA/PIPPA FOWLES

In una intervista a Report Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato della società Irbm di Pomezia, che sta collaborando con la la Oxford University allo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus, ha affermato che il governo inglese lo avrebbe già incaricato di “di produrre a tutto spiano il vaccino”, che “verrà distribuito prioritariamente alla popolazione inglese e italiana e poi al resto del mondo”. Al momento il vaccino è soltanto alla prima fase dei test, quella su persone di meno di 55 anni, che è anche quella meno importante e affidabile. Sono le successive fasi, quelle su persone più anziane, che possono dare davvero speranze sul fatto che il dispositivo medico possa essere davvero efficace.

Johnson: "Nessuna certezza"

E a spegnere gli entusiasmi di chi crede che si sia già in dirittura d'arrivo è stato lo stesso premier britannico che ieri, in conferenza stampa, ha avvertito che non solo il vaccino non è affatto pronto, ma potrebbe non esserlo mai. “Spero, spero, spero che riusciremo a produrre un vaccino che possa sconfiggere il virus, e ci sono sviluppi molto interessanti, molti dei quali ad Oxford, ma non è assolutamente garantito che ci riusciremo”, ha ammesso Boris Johnson in conferenza stampa, sottolineando come “dopo diciotto anni non siamo ancora riusciti a trovare un vaccino contro la Sars”. Il mondo insomma deve prepararsi a convivere con le misure di social distancing ancora per molto tempo e per questo gli Stati di tutto il mondo devono diventare “sempre più flessibili e agili, nel modo in cui affrontiamo questa infezione e potenzialmente altre infezioni in futuro”.

Lo scienziato: "Forse un medicinale"

Non possiamo garantire che ci sarà un vaccino. È una cosa difficile da ottenere”, gli ha fatto eco il Chief Scientific Adviser, Patrick Vallance, che a sua volta ha sottolineato come “sono stati fatti grandi progressi”, e sono in corso “vari programmi nel mondo”, con anche varie sperimentazioni sull'uomo già in corso. Quindi “le possibilità sono più alte” che alla fine il vaccino venga trovato “ma non possiamo dirlo con certezza”, ha ribadito. Ma, come per l'Hiv, la malattia può essere sempre sconfitta con le terapie, per questo, con gli Stati di tutto il mondo che stanno lavorando a un modo per combattere il Covid-19 “sarei stupito se non riuscissimo ad arrivare a qualcosa, un vaccino o una medicina”.

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Ci vorrà tempo

“Se guardiamo a 100 anni fa, quando certe malattie erano molto più diffuse, vediamo che abbiamo avuto un successo notevole nel combattere le principali epidemie del mondo”, ha aggiunto in conclusione Chief Medical Officer, Chris Whitty, dicendosi “fiducioso che troveremo soluzione a questa ultima minaccia”. Ma “e c'è un ma”, ha avvertito: “Ci vorrà tempo”.

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