Coronavirus, Johnson cede e chiude i pub “diritto inalienabile dei britannici”

Addio anche a ristoranti, cinema e palestre. Ai lavoratori mandati a casa lo Stato promette di pagare l'80% dello stipendio. Ma è la chiusura dell'istituzione nazionale che ha un significato più profondo

Boris Johnson al pub - foto Ansa EPA/Henry Nicholls

Alla fine Boris Johnson ha ceduto. Il numero dei contagi, e purtroppo dei morti, legati al coronavirus nel Regno Unito è in aumento. È il momento delle prime scelte difficili. E una di queste è stata la chiusura dei pub che il premier ha definito “un diritto inalienabile”. Ha detto proprio così: “Diritto inalienabile”. Parlando alla nazione ieri ha annunciato che avrebbe sospeso “il diritto antico e inalienabile degli uomini liberi di andare al pub”. Ha messo sullo stesso piano la libertà di andare al pub con diritti come l'autodeterminazione, la libertà religiosa o, chessò, il giusto processo.

Ovviamente non ha disposto solo questo. Oltre alle misure stabilite nei giorni passati si dice addio anche a bar e ristoranti, il cibo da ora è solo take away. Chiusi anche teatri, cinema e palestre, da lunedì le scuole. Ma non solo. Con una misura veramente eccezionale per il Paese del capitalismo sfrenato, lo Stato si è fatto assistenzialista e dopo aver concesso 350 miliardi di prestiti a interessi bassissimi alle imprese ora ha fatto un ulteriore passo: pagherà gli stipendi dei lavoratori che saranno costretti a restare a casa per il lockdown, a patto che i locali non li licenzino. È solo l'80% dello stipendio, ma è (molto) meglio di niente. Sia chiaro molti saranno licenziati, altri che lavoravano a nero o con contratti precari e a zero ore resteranno fuori dal provvedimento. Qui non siamo nell'Unione sovietica e in ogni crisi sono sempre i poveri, che oggi sono i precari, a pagarne maggiormente le conseguenze. Ma è comunque molto di più di quello che è stato concesso in altri Paesi.

La situazione precipita velocemente e ci si avvia sempre di più verso il lockdown anche qui. Dagli ospedali arrivano i primi allarmi e i primi appelli a restare a casa. Il numero dei malati è in crescita. La battaglia ora si sposta lì, nelle corsie. Il governo sta facendo il possibile per mettere le pezze a un sistema sanitario efficiente ma messo a dura prova da anni di tagli, tagli voluti proprio dai Conservatori che ora sono al governo. Reparti convertiti per accogliere i pazienti Covid-19, capannoni trasformati in ospedali da campo, produzione di respiratori lanciata a tutta forza, pensionati richiamati in servizio. È quello il nuovo fronte dell'emergenza coronavius ed è lì che si misurerà la vera tenuta del Paese. Lì si giocherà la battaglia decisiva che stabilirà se Johnson e i suoi advisers, Chris Whitty e Sir Patrick Vallance, hanno davvero seguito una strategia basata su “evidenze scientifiche”, come continuano a ripetere, o se hanno mandato al macello una nazione nel tentativo disperato di salvare l'economia, introducendo troppo gradualmente le misure di “distanza sociale” come accusano in tanti. Si vedrà.

Ma intanto la chiusura dei pub in particolare, per quanto possa sembrare un banalità al di fuori del Regno Unito, è un passo importante, unico nella storia. I pub non sono stati chiusi nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale, tranne a Londra o sulla costa, dove arrivavano i bombardamenti nazisti. Nemmeno la Grande Guerra con il suo incredibile carico di morte fermò l'uscita del Morning Advertiser, il bimestrale dedicato a questa vera e propria istituzione nazionale. “Questi locali sono particolarmente importanti adesso, tra tutte le istituzioni britanniche. Locande e taverne hanno una grande importanza nella promozione di una visione ottimistica ed equilibrata della vita e nella lotta contro i mali gemelli della depressione e del disfattismo”, scrisse nel 1940.

Il pub per i britannici è molto più di un semplice posto dove si vendono birre. È il luogo di ritrovo per eccellenza. Ci vanno i giovani ma anche le famiglie la domenica a mangiare il Sunday Roast. A differenza nostra che lo passiamo in casa qui il giorno di festa si passa al pub. Bere fa parte della cultura inglese, dello loro socialità, e il pub è il centro di questa socialità (o almeno lo è stato per anni, oggi i tempi cambiano, la gente addirittura mangia sushi, dove arriveremo?). Ma il pub resta comunque il pub per i britannici.

“Ho speso un sacco di soldi in alcol, donne e auto da corsa. Il resto l'ho sperperato”, diceva il campione di calcio nord irlandese George Best, quello che qui ritengono ancora il migliore di tutti i tempi. Maradona good, Pelé better, George Best. Maradona era bravo, Pelé meglio, George il migliore. Ovviamente Maradona è molto meglio di Best (e anche di Pelé se posso dire la mia) anche per i britannici, ma era comunque l'autore della Mano de Dios nella finale mondiale del 1986, gli inglesi non glielo hanno mai perdonato nonostante il secondo, meraviglioso, gol che fece.

Ho preso dall'alcol molto più di quanto l'alcol non abbia preso da me”, avrebbe invece detto Winston Churchill. Il premier in un acceso dibattito a Westminster una volta fu accusato dal socialista Bessie Braddock di essere ubriaco. “Bessie tu sei brutto, molto brutto. Io almeno sarò sobrio domani mattina”, gli rispose Churchill.

Addirittura la struttura del Dna si può dire che sia stata scoperta in un pub. Si proprio il Dna, la base della vita. L'americano James Watson e l'inglese Francis Crick, entrambi Nobel per la medicina nel 1962 per i loro studi, erano soliti andare a bere un paio di pinte al The Eagle di Cambridge dopo il lavoro. Una sera tornando dal pub Crick disse alla moglie che i due chiacchierando al bancone avevano capito di aver scoperto “il segreto della vita”. Anni dopo la donna raccontò che quella sera aveva pensato che a parlare fosse stato l'alcool. “Tornava sempre a casa e diceva cose del genere, quindi naturalmente non ci ho dato peso”. E invece era vero.

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E così se in tempi straordinari dobbiamo prendere decisioni straordinarie, allora beh, costruiamo dei pub nei laboratori che stanno lavorando per trovare un vaccino per sconfiggere questa maledetta malattia. Una pinta o due ai nostri scienziati potrebbe fare bene.

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