Coronavirus, allarme Germania sugli aiuti di Stato: “Troppe differenze, concorrenza Ue falsata”

Berlino ha erogato oltre 1000 miliardi tra sostegno economico diretto e prestiti a favore di Adidas, Lufthansa, dell’operatore turistico TUI e di tante altre imprese oggi in difficoltà. Preoccupazione degli esperti per gli effetti sul mercato unico nell’Europa post-Covid

European Union, 2019

Nella lunga spirale di conseguenze sull’economia dovute al coronavirus, l’Europa sta riscoprendo il valore della sua intransigente normativa in materia di concorrenza. Nella fretta di trovare soluzioni che dessero un’immediata boccata d’ossigeno alle imprese Ue, la Commissione europea ha infatti messo in pausa la normativa che impedisce ai Paesi membri - salvo casi eccezionali - di erogare aiuti di Stato alle aziende private. Una deroga che ha avuto finora l’effetto di avvantaggiare il tessuto economico di un Paese in particolare: la Germania

Berlino apre il rubinetto 

Il Governo di Berlino, con oltre la metà degli aiuti di Stato approvati dall'esecutivo dell’Ue durante l’emergenza del coronavirus, ha stanziato oltre 1000 miliardi di euro sui 1.900 arrivati da tutti i Paesi Ue messi assieme. Anche tenendo in considerazione che la Germania rappresenta un quarto del Pil europeo, l’ammontare del sostegno economico erogato a vantaggio delle proprie aziende è pari al 52% dell’intero importo approvato dall’esecutivo comunitario dall’inizio della crisi. 

La recessione Ue 

Dietro ai tedeschi, Francia e Italia condividono ex aequo il secondo posto, ciascuna con il 17% del totale degli aiuti di Stato approvati finora. Stando a quanto dichiarato finora dalla Commissione, l’idea è quella di mantenere operativo il quadro speciale di aiuti di Stato fino alla fine dell’anno per permettere ai Paesi Ue di evitare la ‘desertificazione’ economica post-coronavirus. Un rischio che traspare dai primi dati sul crollo delle stime di crescita dell’Ue a -3,8% nel primo trimestre del 2020, quando ancora le misure di confinamento erano solo agli inizi e non coinvolgevano molti Paesi del Vecchio Continente. 

Concorrenza "falsata"

In tale contesto di recessione economica, la Germania ha concesso un prestito sostenuto dal Governo per 3 miliardi di euro al gigante del settore sportivo Adidas, ma anche un sostegno a titolo di prestito per 1,8 miliardi di euro a favore dell'operatore turistico TUI. È inoltre in corso una trattativa con Lufthansa su un pacchetto di salvataggio di 9 miliardi di euro. “Gli aiuti di Stato di cui alcuni Paesi europei stanno discutendo con le compagnie aeree rischiano di falsare la concorrenza e creare benefici per alcuni al riavvio del settore”, ha affermato Carlo Amati del sindacato italiano degli assistenti di volo Anpav. Una lamentela che, secondo fonti Ue, sarebbe stata rivolta anche agli ultimi tavoli di confronto in sede Ue direttamente alla cancelliera Angela Merkel.

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La Commissione verso l'emissione di debito

A farsi portatrice delle preoccupazioni sulla tenuta del mercato unico è stata la stessa Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la Concorrenza. Pur sottolineando che la sospensione delle consuete norme sugli aiuti di Stato era “pienamente legittima” per salvare posti di lavoro e imprese, la politica danese ha ammesso che “ci sono differenze nelle risorse che gli Stati membri possono spendere a seconda del loro spazio fiscale”. “Ma preserviamo il mercato unico perché ne avremo davvero bisogno per la nostra ripresa”, ha aggiunto la vicepresidente dell’esecutivo comunitario. Tra le soluzioni che Bruxelles potrebbe proporre nelle prossime settimane c’è anche l'emissione di debito da parte della stessa Commissione europea per raccogliere le risorse necessarie ad aiutare le economie degli Stati membri a tornare in crescita nel 2021. Un piano più volte evocato nei retroscena della stampa europea, la cui presentazione ufficiale sembra sempre più probabile.

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