Esperti europei sottovalutarono la gravità del coronavirus, a 72 ore dal primo caso a Codogno

In un verbale del Centro europeo per il controllo delle malattie si definiva "basso" il rischio contagio e si rimandava ogni decisione sui piani d'emergenza. Tra i membri dell'Ecdc anche la referente dell'Istituto superiore di sanità dell'Italia

Foto Ansa - EPA/ANTONIO PEDRO SANTOS

Tre giorni prima che iniziasse l’epidemia di coronavirus in Italia, gli esperti europei , tra cui anche la referente del nostro Istituto superiore di sanità, hanno definito “basso” il rischio di diffusione dell'agente patogeno nel Vecchio Continente. È quanto emerge dal verbale di una riunione del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc). Il documento, riportato dal giornale spagnolo El Pais, è il resoconto dello scambio fra 30 esperti che si sono incontrati il 18 febbraio presso la sede svedese del Centro incaricato pochi giorni fa dalla Commissione europea di fornire le mappe interattive con i dati aggiornati sul contagio. Dal lavoro di raccolta delle informazioni si deciderà la riapertura o meno delle frontiere interne Ue al traffico di turisti.

Il verbale

Gli esperti dell’Ecdc che a tre giorni dalla scoperta dei focolai nel Nord Italia hanno sottostimato i rischi dell’epidemia sono i membri del consiglio consultivo tecnico dell’organismo, di cui fa parte anche il nostro Iss. “La consultazione del verbale della riunione, a cui El Pais ha avuto accesso, è alquanto sconcertante”, scrive la testata spagnola. “Quasi non ci sono avvertimenti sulla pericolosità del virus, la necessità di provare a vedere se è già in Europa, di procurarsi i mezzi per affrontarlo, di progettare misure”, denuncia il quotidiano. 

"Niente allarmismi"

La diffusione del Covid-19 nel continente viene reputata "sotto controllo" e occupa solo 20 dei 130 punti conclusivi. Meno di 72 ore dopo, durante un summit del Consiglio europeo, il premier Giuseppe Conte verrà informato del paziente uno di Codogno. Nel documento degli esperti, i rischi per la popolazione europea vengono considerati bassi e tutte le proposte d'intervento vengono posticipate di due o tre settimane dopo. Austria e Slovacchia - scrive El Pais - sottolineano l'inconveniente di generare paura tra la popolazione e il direttore spagnolo delle emergenze sanitarie, Fernando Simon, mette in guardia dal rischio di "stigmatizzare" coloro che sono sottoposti a test diagnostici. Interpellato questa settimana dai giornalisti spagnoli sul significato di questa affermazione, il direttore delle emergenze del Ministero della Salute ha chiarito che si stava riferendo alla necessità di “controllare anche la trasmissione” del virus e non solo di focalizzare il problema su poche persone.

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Avvertimenti non ascoltati 

Unica voce fuori dal coro fu quella del rappresentante danese. “È importante sapere dove e quando cercare il virus”, affermò durante la riunione, riferendosi ai Paesi con più risorse per testare. “Ad esempio, in un caso di polmonite grave sarebbe logico cercare il virus”. In quelle ore, con tutta probabilità, il virus si stava già diffondendo in tutta Europa, passando inosservato ai sistemi sanitari di tutto il continente. “Nessuna persona con sintomi viene testata. Nemmeno i pazienti ricoverati in terapia intensiva con polmonite di origine sconosciuta”, ricorda El Pais. Criteri non verranno rivisti fino al 25 febbraio, quattro giorni dopo i primi due decessi in Italia.

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