Cantieri navali fermi per il coronavirus, appello all’Ue: a rischio 280mila lavoratori

Allarme su approvvigionamento di materie prime e limitazioni alle consegne. Beghin (M5s): “Commissione intervenga contro concorrenza sleale”

Photo: European Union, 2019

Rischia la paralisi il settore europeo della cantieristica navale, alle prese con una serie di restrizioni dovute al coronavirus, ancora più insostenibili rispetto a quelle che limitano tante altre attività economiche. Tra le norme di sicurezza più gravose c’è sicuramente lo stop, imposto da più Paesi europei, alla consegna via mare di prodotti finiti, costringendo le imprese del settore al recapito su camion di componenti e persino intere imbarcazioni. Una situazione che rischia di mettere fuori gioco le tante imprese del settore, che in tutta l’Ue dà lavoro a circa 280mila persone.

Le difficoltà del settore

A lanciare l’allarme è Tiziana Beghin, capodelegazione al Parlamento europeo del Movimento cinque stelle. “Durante la fase 2, quella in cui riparte la produzione - afferma la Beghin - è necessario garantire la reperibilità delle materie prime e delle parti a livello europeo oltre alla possibilità, per le imprese, di consegnare il prodotto finito al cliente”. Tra i problemi del settore c’è, infatti, anche quello della catena di approvvigionamento di componenti di base, dovuto in parte alla chiusura delle frontiere. Motivi che hanno spinto l’esponente pentastellata a scrivere una lettera al Commissario europeo al Mercato unico, Thierry Breton, “denunciando il fatto che troppi Paesi stanno bloccando componenti essenziali per la produzione a seguito della chiusura delle frontiere e stanno anche inasprendo le normative per le consegne, rendendo praticamente impossibile il recapito della merce”, spiega la Beghin in una nota.

L'appello bipartisan

“Questo è un settore strategico per l’Italia - prosegue - e per rispondere alla agguerrita concorrenza straniera auspichiamo un intervento della Commissione europea a tutela delle 32mila compagnie che operano nella produzione di natanti in Europa, delle quali oltre il 95% sono piccole e medie imprese”. Ad associarsi all’appello della Beghin, oltre ad altri quattro esponenti dei Cinque stelle, ci sono anche gli europarlamentari François Alfonsi dei Verdi, Massimiliano Salini e Maria da Graça Carvalho del Partito popolare europeo, Attila Ara-Kovács, Brando Benifei, Nicolás González Casares del Socialisti e Democratici, Carlo Fidanza e Emmanouil Fragkos dei Conservatori e riformisti europei.  

Le richieste

Un intervento che vede, dunque, la partecipazione di quattro partiti italiani di maggioranza a opposizione (M5s, Pd, Fi e FdI) uniti dalla richiesta d’intervento a tutela del settore. “Il mantenimento della produzione - si legge nella lettera - è un capitale per la liquidità dei produttori e di tutte le aziende della catena di approvvigionamento, che sostiene i posti di lavoro in un settore che è già gravemente colpito dal Covid-19”. “Qualunque impatto negativo - sottolineano i cofirmatari - si avvertirà in particolare nelle regioni costiere e periferiche, nelle isole e lungo le vie navigabili interne, dove si trovano principalmente le aziende del settore. Poiché questo comparto ha una forte natura stagionale, è essenziale che sia sostenuto a livello dell'Ue e nazionale”.

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“Nostro obiettivo è difendere il settore che in Liguria esporta ogni anno oltre mezzo miliardo di euro di imbarcazioni da diporto, sportive e di lusso in tutto il mondo” aggiunge la Beghin. “Per questo - conclude - abbiamo chiesto al commissario Breton un intervento immediato”.

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